Famoso più per le gaffe che per l’attività politica

Sempre in lotta con il Congresso, disse di sé: «L’unica cosa che un presidente può decidere da solo è quando andare al gabinetto!»

Uomo qualunque del tutto conscio delle proprie scarse capacità (ebbe a dichiarare che la sua vicenda confermava il vecchio adagio che recita che in America tutti possono diventare presidenti e, parlando di sé, a dire «Sono una Ford, non sono una Lincoln»), l’appena scomparso Gerald Rudolph Ford resta nella memoria non certamente per l’attività politica svolta alla Casa Bianca ma per ben altri motivi.
Accolto con simpatia, anche in considerazione del fatto che all’atto di insediarsi, con riferimento allo scandalo Watergate, aveva promesso «il nostro lungo incubo nazionale è finito», impiegò un solo mese ad alienarsi l’opinione pubblica concedendo al predecessore Richard Nixon il perdono presidenziale.
Preso di mira dai media che mettevano in risalto ogni più piccolo incidente (famosa la rovinosa caduta dalla scaletta dell’Air Force One in Austria, riproposta in tutte le salse dalle Tv, in conseguenza della quale si disse che «non era capace di scendere una scala e di masticare contemporaneamente un chewing gum»), fu in continuo contrasto con il Congresso tanto da risultare storicamente, dopo Grover Cleveland, il presidente maggiormente incline a opporre il veto alle leggi approvate dalle Camere.
In politica economica, in contrasto con i principi che da sempre governano gli Stati Uniti in materia, arrivò a costituire un comitato nazionale che avrebbe dovuto limitare il consumismo e questo mentre rassicurava gli imprenditori dicendo loro: «Il governo deve restare fuori dai vostri affari, fuori dalle vostre vite, fuori dalle vostre tasche e fuori dai vostri capelli!». Debole nei confronti dei propri ministri, amaramente ebbe altresì a dichiarare: «L’unica cosa che un presidente può decidere da solo è quando andare al gabinetto!».