Il fan è protagonista Ecco come i lettori riscrivono le storie

Si chiama «fanfiction» ed è la narrativa degli appassionati che su internet propongono versioni alternative delle grandi saghe, cambiando scene e finali

Il problema per Jesse Lin è Romeo: troppo antipatico. Come ha fatto Giulietta a innamorarsi di lui? Jesse Lin è americana ed è una studentessa delle superiori. Adora Shakespeare, ha letto e riletto Romeo e Giulietta (giura di saperlo a memoria, anche al contrario) e, per risolvere il suo tormento, ha trovato una sola via d’uscita: fanfiction.net. È il sito più frequentato dagli aspiranti scrittori innamorati di un libro, ma non soddisfatti del finale, di un personaggio, di una scena. E che allora provano a cambiarlo, perché la fanfiction (cioè la narrativa dei fan) è un genere, con le sue regole e i suoi divi. Come Meg Cabot che, prima di diventare famosa, scriveva e riscriveva racconti basati sulle storie di Anne McCaffrey. O come Pamela Morgen, la bibliotecaria dell’Idaho che ha ottenuto un contratto milionario con l’editore Simon & Schuster grazie al debutto del suo Orgoglio e pregiudizio su un sito di fanfic.
È così che Jesse Lin ha dato sfogo alla sua antipatia per Romeo: è entrata nella mente di Giulietta la sera del colpo di fulmine e ha concluso che, in fondo, quella per l’erede dei Montecchi era soltanto un’infatuazione e nulla di più. Il mondo della fanfiction è spietato: ripesca i cattivi e li rende eroi, butta via i protagonisti e celebra gli eterni secondi. Lo fa per le grandi saghe letterarie, come Il signore degli anelli e Le cronache di Narnia e, anche, per quelle cinematografiche, come Guerre stellari. Non è soltanto uno spin-off, un filone alternativo, perché è tutt’uno con internet e, senza l’abitudine ad aggiornare, cliccare, spedire email e commenti da parte dei lettori on line, non sopravviverebbe. Non con i numeri di oggi: fanfiction.net, la biblioteca labirintica che fa da vetrina a tutti gli appassionati, conta decine, centinaia e anche migliaia di versioni dei romanzi più famosi. Il record spetta a Harry Potter: 295mila racconti che riscrivono il capolavoro di J.K.Rowling, soprattutto dopo la benedizione ufficiale da parte dell’autrice scozzese. E poi ci sono 39mila versioni del Signore degli anelli, settemila del Fantasma dell’opera, mille e cinquecento di Peter Pan, duecento di Alice nel paese delle meraviglie e altrettante del Codice da Vinci.
Sylvie Prouvaire ha preso il cognome da un personaggio dei Miserabili, e non solo quello: Victor Hugo - dice - è la sua ossessione da quando era alle medie, non teme di imitarlo, anche se è ancora una studentessa di una High school americana. Ha le idee chiare: «Prendo in prestito un personaggio per una breve vacanza dall’originale - racconta - e vedo come si comporta in situazioni diverse». Le regole sono precise. «Primo: mantenere i personaggi ben riconoscibili; secondo: fare ricerche scrupolose per non sbagliare neppure un dettaglio; terzo: sparare a vista alle Mary-Sue», cioè il sottogenere da ragazzine sdolcinate che, anziché a scrivere, pensano a innamorarsi nei romanzi.
Non sono ammesse sbavature: perciò Baskerville Beauty, venticinquenne canadese con la passione per Sherlock Holmes, ha abbandonato Compitalia, il suo Harry Potter, dopo l’uscita del Principe mezzosangue. Troppe contraddizioni, troppi dettagli che non funzionavano più. Lei - il vero nome è Julia - ha cominciato a scrivere due anni fa, per passare il tempo durante la pausa pranzo. Voleva risolvere i dubbi lasciati aperti dai suoi libri preferiti, rispondere alla domanda della storia e dei lettori: «E se?». «Voglio rendere i personaggi umani, ma credibili - dice - ci sono cose che Holmes non farebbe mai. Però è divertente spingerlo fino ai suoi limiti». Elariel Erestorion, che è al terzo anno di Fisica e geologia, scrive da quando ha 15 anni e, per il suo A not so Robin Hood, si è fatto una cultura sulla storia dei reali e degli aristocratici d’Inghilterra. Il quadro dev’essere perfetto, recensioni e commenti sono tutto: «All’inizio erano la mia Bibbia. Nella fanfiction - confessa Jesse Lin - le persone sembrano molto brillanti e molto sincere. Ma, alla fine, è internet: non puoi mai esserne così sicuro».