Fanalino Fisichella: «Sono dietro a 19 piloti ma per i miei figli resto il migliore»

nostro inviato

a Spa-Francorchamps

Tra primo e ultimo ci sono dodici anni di differenza, cinque vittorie in più e molta nostalgia in meno. Perché Lewis Hamilton vince, si gode la vita e i soldi in cui ormai sguazza come Paperon de’ Paperoni. Giancarlo Fisichella, invece, i suoi bravi soldini se li godrà anche, però com’è dura convivere col ricordo di aver sfiorato l'Olimpo delle corse sapendo di essere finito fra i titoli di coda.
Il circuito delle Ardenne è una Scala del motorismo, per cui se uno è primo gongola e si sente ancora più forte; se uno è ultimo sprofonda invece nella palude delle incertezze. Giancarlo però non molla, non demorde, e anche se gli stanno terribilmente stretti, indossa con coraggio i panni del comandate Ultimo del mondo che corre a trecento all’ora. Poco importa che sia un mastino talentuoso ingabbiato in un’auto che non è quel che doveva e poteva essere. Lui lo sa bene benché difenda la creatura maldestra che lo sta portando a zonzo in quest’anno pieno solo di grandi delusioni. «Quando firmai per la Force India ero consapevole che sarebbe stata dura, che al massimo avrei potuto ottenere qualche punticino e invece...». Invece gli basta un respiro per far di calcolo e ricordare lo zero in classifica che lo segue da mesi. «Diversi team minori sono cresciuti più di quel che ci aspettassimo, ecco cos’è successo».
E adesso gli pesa dare spiegazioni a tutti, soprattutto a chi lo dà per bollito. Solo ai figli, a Carlotta di 9 anni e a Christopher di 5 anni, non deve dire nulla. «Mi capiscono al volo», dice con orgoglio «qui papà è ultimo, però sanno come stanno le cose, che non ho una grande macchina, e per loro, papà, resta sempre il migliore. Non hanno dimenticato che ho già vinto delle corse in formula uno. Questo gli basta per essere fieri di papà. Quanto a me - avvolge lo sguardo in un velo di tristezza – amo ancora le corse, mi piace combattere, ma non è così facile come può sembrare da fuori. Vincere ancora una volta prima di ritirarmi un giorno? Ci spero, ci proverò, ma so bene che sarà dura senza un’auto competitiva. Però posso ancora fare delle belle gare». Già, perché papà resta sempre il migliore. \