Fanchini e Moelgg ricominciano da tre

Per una volta saranno gli altri a batterle le mani e a fare il tifo per lei. E non importa se nessuna delle sue sorelle riuscirà ad essere presente al gran debutto: tanto meglio, così per una volta la scena sarà tutta sua. Da tifosa a protagonista il passo non è stato breve. Si, perché già è dura nascere dopo: sei in vantaggio sull'età, ma ovunque arrivi tu, i tuoi fratelli son già transitati. Se poi tu sei Sabrina Fanchini e le tue sorelle sono Elena e Nadia, una buona fetta della storia dello sci alpino contemporaneo, allora, più che in discesa, la tua gara sarà tutta in salita. Eppure Sabrina si è messa ben presto a studiare da campionessa e oggi per Natale si regala l'esordio nella massima serie del circo bianco, nello slalom in calendario a Courchevel. Al via col pettorale 66 Sabrina, classe 1988, ha 3 anni meno di Elena e due meno di Nadia. Loro hanno, a testa, una medaglia mondiale e una vittoria in coppa. Lei sullo scaffale ha solo le coppe, quelle dello sci club. «Ma sono la più testona», ammette.
Eppure questa estate ha pensato di ritirarsi: «Poi però non mi ci vedevo a fare altro, a Montecampione, così ho deciso di insistere ritrovando il gusto di sciare». I suoi buoni risultati non bastavano mai: vittorie nella South american cup, poi in gare Fis, quindi anche agli Italiani juniores dove si laurea campionessa in slalom. In autunno le nuove, sospirate, convocazioni in Coppa Europa, dove Sabrina è sempre nelle prime 20 in slalom e discesa e, nello scorso fine settimana a Limone Piemonte, entra nella top ten anche in gigante. «É la più tecnica fra le sorelle e in slalom le batte anche!», dice David Salvadori, il suo storico allenatore del Rongai Montecampione, lo sci club che, insieme a mamma Giusy e papà Sandro, rende possibile il sogno della "terza" Fanchini.
Nadia è in Val di Fassa con Raimund Plancker, l'allenatore delle velociste, e, dopo l'ennesimo infortunio «pur vivendo alla giornata» prepara il suo rientro in coppa, in agenda forse già a Zauchensee ai primi di gennaio. Elena, reduce da due cadute a Lake Louise e Val D'Isere si lecca le ferite ( leggere), ripensa al suo argento mondiale vinto nel 2005 a poche gare dall'esordio in Coppa ed incrocia le dita: non c'è due senza tre. Almeno a casa Fanchini. Dalle Orobie alle Dolomiti c'è un'altra famiglia che può vantare una tripla militanza in coppa del Mondo. Ecco casa Moelgg, anzi "Ski room" Moelgg: le finestre della casetta di San Vigilio di Marebbe sono sempre più chiuse perché, dopo Manfred e Manuela, anche il terzo Moelgg, Michael, da quest'anno è stato ingaggiato ufficialmente nel circo bianco. Niente gare per lui, nessuna levataccia per la ricognizione. Le ore si fanno piccole semmai nei garages solitamente adibiti a ski room.
Una "casa" ogni tappa, un miracolo ogni gara per provare a limare fino all'ultimo gli sci del proprio "cavallo". Ecco la vita da skiman: se il tuo atleta vince è solo merito suo, se invece lui perde la colpa ti torna sulle spalle. Tant'è. Michael, a 20 anni, ha scelto la regia, il lato più difficile ed in penombra ed ha accettato di diventare lo ski man del fratello: «Solo perché Manuela non me l' ha chiesto prima», scherza lui.
«Avevo già appeso gli sci al chiodo», spiega Michael. «Ma aveva anche perso il lavoro», aggiunge Manfred. E così per la gioia di quelle storie di precariato a lieto fine e, perché no, con un pizzico di sano nepotismo, Michael si è fatto prima la gavetta accanto a Stefan Taschler, preparatore storico degli sci di "Manni", poi ne ha ereditato le fatiche, in una stagione cruciale. «Io faccio del mio meglio, ma poi è lui che deve attaccare», si schernisce Michael. La sua gara finisce dove inizia quella del fratello. Fratelli coltelli? No, solo una questione di lamine!