Fango, cori e tende: è la Woodstock cattolica

Torce e riflettori accesi a Markt am Inn, il paese natale del Pontefice. E l’aereo che lo porta a Roma sorvola la regione con un cambio di rotta

Pamela Dell’Orto

Sull’aereo di linea della Lufthansa che lo riporta a Roma, Papa Benedetto XVI si gode uno spettacolo unico: il suo paese natale Markt Am Inn, in Baviera, illuminato a giorno con riflettori, candele e torce. Poi un’altro piccolo «dirottamento» sui paesi bavaresi dove il Santo Padre ha vissuto. Complice Martin Ott, pilota dell’airbus A321, che è stato allievo del Pontefice nel ’78, quando insegnava Teologia a Ratisbona. È finita così la prima Giornata mondiale della gioventù di Joseph Ratzinger, dopo una decina di minuti di ritardo causati da un piccolo problema al portello dell’aereo.
Fino a poche ore prima, a 27 chilometri da Colonia, lo scenario è altrettanto speciale. Un’immensa distesa di fango, le candele ancora accese dalla veglia della notte, i teli stesi per terra, i sacchi a pelo fosforescenti, gli zaini accatastati, un milione di ragazzi che aprono gli occhi dopo una notte passata all’aperto. E al gelo. Qualcuno (almeno 150 pellegrini, secondo un portavoce dei Cavalieri di Malta) è anche stato male, ricoverato per ipotermia: fa molto freddo (12 gradi) ed è molto umido, ma qui non sembra importare a nessuno. È mattino presto, spariscono a poco a poco i sacchi a pelo, qualcuno fa colazione su un tavolino di fortuna, seduto su una sedia da campeggio, e raccoglie le energie per la giornata. Altri preparano le bandiere da far sventolare (segno che questa gente arriva da 197 Paesi diversi) e cercano di prendere i posti migliori vicino al palco. Chi non ci riesce si consola: tanto ci sono i megaschermi. Un giovane punk si è fatto scrivere con l’henné alcune parole sul cranio rasato, sotto una cresta alta almeno dieci centimetri: «Wtd», world youth day, la giornata della gioventù, e dall’altra parte: «Köln 2005», Colonia 2005.
Alcuni ragazzi tirano fuori da uno zaino uno striscione: «Joseph come Karol», lo spiegano e lo alzano in modo che sia ben visibile. Incredibile. L’immensa spianata di Marienfeld, «la città di Maria», sembra un po’ Woodstock. Lo spirito e l’atmosfera sembrano gli stessi, non fosse per i simboli religiosi disseminati dovunque, per le suore e i sacerdoti. C’è un gran trambusto, i cori, gli slogan, e c’è anche chi si fa male (2.250 le persone che hanno ricevuto soccorso per tagli o vesciche ai piedi, 177 quelle ricoverate per problemi cardiaci, circolatori o sfinimento fisico). Il clima è elettrico. Pure l’enorme palco costruito alla fine dei 270 ettari della spianata ha la stessa struttura metallica di quelli che hanno usato i Rolling Stones. Solo che qui tutti questi giovani - un milione circa, più di quelli che ci si aspettava - sono arrivati per ascoltare le parole di Papa Benedetto XVI.
Mentre la folla si accalca sotto il grande palco a forma di nuvola bianca, su una delle autostrade che portano da Colonia a Marienfeld, la B4, scatta l’allarme sicurezza. La polizia trova un pacco sospetto, un contenitore (poi rivelatosi vuoto), sotto la carreggiata che il corteo papale deve percorrere. Si devia all’ultimo il percorso della papamobile. Viaggia lungo una via secondaria per arrivare alla grande spianata e celebrare la messa che chiude la giornata mondiale della gioventù.
Papa Ratzinger arriva alle 9 e 45 a bordo della papamobile. Come di rito viene estratta la scaletta. Si rompe. Attimi di panico, intervengono subito i Cavalieri di Malta: una cassetta di legno, una coperta ed ecco la scaletta di emergenza. Poi due milioni di occhi si fissano sui maxischermi. Benedetto XVI riceve la stessa accoglienza che i fan riservano alle rockstar. Sale sul palco dove c’è l’altare e vede davanti a sé una grandissima distesa multicolor, le bandiere, le magliette rosse dei volontari, quelle blu degli italiani (arrivati in più di centomila), quelle gialle degli addetti alla sicurezza. E poi inizia la messa.