Il fango francese contro il premier

Ma davvero l’Italia si sta imbarbarendo grazie a Berlusconi? Secondo il quotidiano francese di sinistra Libération e i suoi agenti in Italia, l’Italia sotto Berlusconi sta diventando barbara. La tesi segue un meccanismo curioso, seriale e circolare. Dunque, si confeziona in Italia una campagna di articoli e di libri che narrano le barbariche nefandezze del ventennio berlusconiano, usando volutamente l’espressione ventennio, per alludere al fascismo. Poi la tesi viene ripresa dai corrispondenti esteri dall’Italia.

Così torna amplificata e certificata a livello internazionale la tesi di partenza partorita in casa nostra. Vi risparmio il pappone di argomenti accroccati dall’autorevole quotidiano francese, e rimbalzati nella stampa italiana e dal sito dell’Espresso. Vi accenno solo ad alcune prove schiaccianti del nostro imbarbarimento citate nella requisitoria: vanno dal wireless difettoso negli aeroporti nostrani all’esistenza di Bruno Vespa, dal leghismo ruspante ai programmi televisivi gridati, dalle opinioni della Santanchè ai fuochi appiccati alle baracche degli immigrati (ma le banlieue non sono francesi?), dal crocifisso in aula al sesso in politica. Un grave segno di barbarie sarebbe pure per l’inquisitore l’uso di Berlusconi a raccontare barzellette. L’Italia si scompiscia e dunque di imbarbarisce.

Potremmo finirla lì con una barbarica pernacchia europea. Ma se la scemenza assume rilevanza internazionale, prendiamola sul serio. Allora per cominciare, il ventennio berlusconiano non esiste. Berlusconi è in politica da 16 anni e la metà di questi sedici anni c’erano governi di centrosinistra. A meno che volete considerare Amato, D’Alema, Prodi come berlusconiani minori o camuffati. In questi anni l’Italia ha avuto pure tre capi dello Stato, eletti e voluti solo o soprattutto dal centrosinistra: Scalfaro, Ciampi e Napolitano.

E le amministrazioni locali e regionali sono state in prevalenza governate dal centrosinistra. Se il riferimento barbarico è alla tv, di cui riconosco gravi responsabilità nel peggioramento degli utenti, la medesima cosa vale in mezzo mondo e da noi Pasolini notava l’effetto nefasto della tv già nei primi anni Settanta, quando Berlusconi era ancora imprenditore edile. E poi, il peggio della nostra tv è diviso in due tipi: o sono format evasivi importati dall’estero o sono programmi urlati contro Berlusconi.

Gran parte dei fattori di imbarbarimento indicati dagli inquisitori non c’entrano con il governo Berlusconi, riguardano il Paese e i suoi vizi endemici, privati, o risalgono a storie che precedono la sua discesa in campo; o nascono, al contrario, dalla mattanza contro Berlusconi. O ancora, riguardano tutta la classe politica, sinistra inclusa: corruzione e malasanità, abusi d’ufficio e storie sessuali. È difficile poi definire barbaro Bossi e tacere del gentleman Di Pietro. Credo poi che non si possa dimenticare l’imbarbarimento giudiziario, che fa il paio con quello mediatico, con la giustizia invasiva e persecutoria, a orologeria, e la caccia all’uomo, a cominciare da Berlusconi (anche il barbarico atto di Tartaglia è un figlio pazzo del berlusconismo?).

C’è poi l’imbarbarimento scolastico e universitario di un ceto di docenti inadeguati ma orientati ideologicamente a sinistra; l’imbarbarimento culturale degli intellettuali che cancellano chi non la pensa come loro, idee incluse; l’imbarbarimento irreligioso che cancella simboli, valori e tradizioni della nostra civiltà; la barbarie dell’equivalenza di unioni occasionali, trans e omosessuali rispetto al matrimonio e alla famiglia. Non è barbarica poi una società che legittima ogni trasgressione e nega ogni fedeltà, che esibisce gli orientamenti sessuali e inibisce quelli culturali e religiosi, che protegge l’immigrazione clandestina, tollera la criminalità diffusa, permette l’uso libero di droghe? Diciamo almeno che civiltà e barbarie si possono intendere in modi diversi. E a volte si confonde, a sinistra come a destra, la civiltà con la civilizzazione. Insomma, quel che c’è di barbaro in Italia o non è solo italiano, o non è solo berlusconiano. E c’è un’Italia incivile ma laureata e magari benestante, di marca sinistrese.

Insomma, concludo con tre note: la prima è che se un imbarbarimento c’è stato nel nostro Paese, di qualunque tipo, esso precede e trascende l’esperienza politica berlusconiana, investe l’Europa e larga parte del mondo contemporaneo. La seconda è che molte di quelle che vengono ritenute le cause dell’imbarbarimento, sono piuttosto effetti di un degrado e di una decadenza che passa da fattori profondi (denatalità, ossessione dei consumi, anche sessuali, assenza di valori e radici, perdita di riferimenti comunitari, materialismo ed egoismo). La terza è che forse la parola barbarie è eccessiva per indicare a volte più modestamente un involgarimento dei costumi, dei linguaggi, della politica, di cui sarebbe facile riconoscere la matrice in alcuni movimenti di «liberazione», come il ’68, tanto per toccare nel cuore e nella testata il quotidiano francese e i suoi tifosi italiani.

Infine non credo che un governo abbia la forza di cambiare così radicalmente un Paese, al punto da trasformarlo in così pochi anni, da civile in barbaro. Via, giudicate i governi su un piano più misurato e comparativo, paragonando quel che fanno con quel che promettono e con quel che hanno fatto i predecessori. Cari francesi, lasciate le invasioni barbariche al vostro cinema. Non fate i Galli. Barbara non è l’Italia di Berlusconi, ma il nome di sua figlia.