Dopo il fango, i successi antimafia del governo

Il bollettino è pressoché quotidiano: accendi la radio al mattino ed ecco notizie di operazioni anticrimine notturne, arresti di mafia, retate anticamorra. I cancelli delle carceri si aprono per ospitare lorsignori e il patrimonio dello Stato si accresce dei soldi e degli immobili sequestrati alle mafie.
La sicurezza e la lotta alla delinquenza organizzata erano un punto chiave del programma dell’esecutivo Berlusconi: sono una delle promesse mantenute giorno dopo giorno, nonostante il fuoco incrociato dell’opposizione politica e degli pseudo-pentiti di mafia. E nonostante, anche, le grandinate che piovono sulla maggioranza dal suo stesso interno. L’impegno anticrimine e per la sicurezza non conosce crisi o scissioni.
Magistratura, polizia, carabinieri stanno svolgendo un lavoro che non ha paragoni contro Cosa Nostra e le altre organizzazioni criminali del Sud. Eppure questo governo è accusato senza tregua di essere colluso con la mafia. Anzi, il più colluso della storia. Dallo stalliere Vittorio Mangano alle indagini su Berlusconi per presunto riciclaggio, dalle «travaglieidi» su Marcello Dell’Utri fino ai processi siciliani in corso: l’armamentario mafioso è tra gli argomenti più sfruttati dal centrosinistra nella lotta politica. Spalleggiati in questo da personaggi come Massimo Ciancimino, figlio del fu «don» Vito, e dal pentito Gaspare Spatuzza, per il quale Berlusconi e Dell’Utri sono i mandanti delle uccisioni di Falcone e Borsellino e delle stragi del 1993.
Altro che collusioni. Spatuzza è stato smentito una settimana dopo nella stessa aula di giustizia da uno dei boss Graviano. Ma la smentita più chiara arriva dai dati resi noti dal Viminale. Numeri senza precedenti, che il ministro Roberto Maroni ha sintetizzato il giorno di Ferragosto, facendo il bilancio di due anni e mezzo in cui il governo ha mietuto i maggiori successi nel contrasto alla malavita organizzata. In media sono stati catturati otto mafiosi al giorno (6483 tra il maggio 2008 e luglio 2010) e un superlatitante al mese, cioè 26 dei 30 ricercati più pericolosi.
Accanto ai numeri che riguardano i galantuomini assicurati alle patrie galere, c’è il versante del «conquibus», quello dei soldi, l’arma vincente del governo: tra le prime norme approvate nella legislatura c’è infatti la maggiore possibilità di azione nell’esproprio di denaro e immobili, case e terreni. In base a questa nuova legge, alle cosche sono stati sequestrati o confiscati quasi 33mila beni per un valore di quasi 15 miliardi di euro. A questi va aggiunto il contante che i boss tenevano al sicuro in banca o alle poste. Il Fondo unico per la giustizia alimentato dai depositi bancari e postali requisiti alla criminalità ha fatto segnare un totale da capogiro: 2,2 miliardi di euro. I quali, secondo quanto ha promesso Maroni, entro fine anno dovrebbero essere messi a disposizione dei ministeri dell’Interno e della Giustizia per compensare i tagli della finanziaria anticrisi.
Naturalmente, tutto questo al centrosinistra non va giù. La conferenza stampa di Maroni e Alfano tenuta a Palermo sarebbe stata una sceneggiata propagandistica. Il governo non avrebbe meriti, che sarebbero un’esclusiva di pm e forze dell’ordine. Gli arresti non bastano mai perché bisogna invece intervenire «nel tessuto civile, economico e politico del Paese». Ce n’è anche per Dell’Utri, ovviamente, che dovrebbe finire ammanettato assieme ai veri mammasantissima. E poi che c’entra Maroni con uno che ha definito Mangano un «eroe»?
Insomma, l’armamentario degli argomenti contro il governo è sempre lo stesso. Manco la valanga di arresti antimafia va bene, nemmeno il progressivo arretramento della criminalità organizzata che pure è un risultato di tutti, frutto dell’impegno di una quantità di persone e istituzioni, che dovrebbe essere un patrimonio comune.
Se il governo fosse davvero così colluso, bisognerebbe spiegare perché dimostra tanto accanimento e tanto successo nel combattere Cosa Nostra. «Questa è l’antimafia dei fatti - hanno replicato ieri Maroni e Alfano - il resto sono chiacchiere». E distintivo.