Il fango sull'Italia? È quello di Repubblica

Il quotidiano diretto da Ezio Mauro da anni dice che nel Paese c'è un regime, ma ora accusa il Cavaliere di danneggiare il Paese...

Tutto, ma questa no. Ezio Mauro l’altra mattina si è svegliato indignato. Molto indignato. Come si permette Berlusconi di sputtanare l’Italia dicendo in giro, all’estero, perfino a Obama, che in Italia c’è una dittatura? Queste cose non si fanno. Non si parla così di un bel paese, democratico, dove la scelta di chi comanda appartiene al popolo sovrano. Mauro scrive proprio così: «Berlusconi utilizza il palcoscenico internazionale per danneggiare il proprio Paese, e presentarlo come uno Stato che è fuori dalle regole dell’Occidente, anzi in pericolo di dittatura».

Non ci sarebbe nulla di strano in queste quattro righe, ognuno in fondo ha le sue opinioni, se a scriverle non fosse il direttore di Repubblica. Questo è lo stesso quotidiano che per anni ha parlato di regime, di un’Italia al confino, di repubblica delle banane, di totalitarismo mediatico. Ne ha chiacchierato urbi et orbi, scomodando editorialisti e intellettuali, politici stranieri e stampa estera. Sempre e comunque. Non è su Repubblica che Franco Cordero, Stefano Rodotà e Gustavo Zagrebelsky hanno scritto un manifesto per denunciare il regime berlusconiano e difendere la libertà di stampa dalle aggressioni del Caimano? Tre giuristi in coro: allarmati, preoccupati, con il megafono in mano. E dietro di loro tutte le firme dell’intellighentia apocalittica e ormai integrata. Mauro naturalmente queste cose le sa. Ricorda la mezza battuta di Umberto Eco sulle affinità elettive tra il Cav e il Führer. Non al bar sotto casa, ma a Gerusalemme. Rammenta il Berlusconi Ceausescu, il Berlusconi Saddam, il Berlusconi Mussolini, il Berlusconi origine di tutti i mali. Ci sono anche magistrati, pm e giudici, che dicono queste cose. Parlano di dittatura. Mauro avrà sentito i discorsi, di solito sotto braccio a qualche corrispondente di un quotidiano straniero, di tutti quelli che da anni sono in fuga verso Parigi. Non sono ancora arrivati, ma ce la faranno. Sembriamo un popolo di profughi, esuli e martiri. Tutti nipoti di Mazzini e con lo stesso destino di Gramsci. Con una sola variante: martiri, esuli e profughi stavano, e stanno, tutti in tv.

Che c’entra, diranno, tutte queste accuse erano e sono contro Berlusconi. Quando si parla di lui mica si sputtana l’Italia. Non importa che sia il capo di un governo democratico. Non conta. Raccontare che in Italia c’è un dittatore non è vilipendio. Non fa male. Non è una menzogna. Non danneggia nessuna immagine. Il ragionamento di Ezio Mauro e del suo «club» è che Berlusconi non è e non sarà mai l’Italia. L’Italia sono i giudici. Ergo: dire che Berlusconi è un dittatore è lecito. Sostenere che c’è una dittatura di giudici è reato. Sono tutte e due affermazioni forti, sopra le righe, ma perché la prima è scontata e la seconda scandalosa? Qualcosa non torna.

Berlusconi, dicono, è il presidente del Consiglio. Le sue parole hanno un peso diverso. Vero. Non c’è dubbio che quest’uomo sono quasi tre anni che si becca del dittatore, e molto altro, ogni santo giorno. Il dittatore, come dice lui stesso, più sfigato del mondo. L’unico che si può insultare senza rischi. Anzi, più lo insulti e più ti battono le mani. Berlusconi ha voluto rispondere con la stessa moneta: giudici dittatori. Ma questo gioco in Italia non è speculare. Anche se a pensarci il premier ha detto a Obama la stessa cosa che D’Alema disse all’ambasciatore Usa in Italia. Ricordate le carte svelate da Wikileaks? «I giudici sono una minaccia allo Stato». Carta canta. Parole di D’Alema. Ma anche questo non conta.

Essere antiberlusconiani di questi tempi è facile. Quelli del fango tanto sono sempre gli altri: amici, conoscenti o semplici passanti sulla strada del Cav. Se non sei dichiaratamente uno che sputa in faccia a Berlusconi trovi qualcuno che in fretta aggiunge una trentina di righe alle tue parole. Il caso Orsina insegna. Il bello è che i «manipolatori» incassano anche la solidarietà del candidato sindaco, berlusconiano, di Napoli. Tranquilli. Nessuno vi accuserà di aver tradito la libertà di stampa. Né oggi né domani. Il buongiorno in fondo si vede dal Mattino.