Fannie Mae e Freddie Mac: ok al piano di risanamento

da Milano

Via libera al salvataggio di Fannie Mae e Freddie Mac, con la benedizione di George W. Bush. Il presidente americano ritira la minaccia di veto e annuncia che firmerà il progetto «salva-mutui», compreso lo stanziamento di circa 4 miliardi di dollari da mettere a disposizione delle comunità locali per riacquistare le case pignorate, misura alla quale Bush era particolarmente contrario.
«Riteniamo che non sia il momento di fossilizzarci in una battaglia a suon di veti, anche se siamo sicuri che il presidente sarebbe riuscito a imporsi», spiega la portavoce della Casa Bianca, Dana Perino.
Dopo il via libera della Camera, toccherà al Senato, ma si tratterà solo di un passaggio formale. Il segretario al Tesoro, Henry Paulson, potrebbe così ricevere già entro la fine della settimana il potere per intervenire, se necessario, e acquistare titoli delle due agenzie semipubbliche.
Paulson, sottolineando che le nuove norme per Fannie e Freddie servono a dare «un messaggio forte» per restituire fiducia ai mercati e sono «essenziali per aiutarci a svoltare pagina», ha però affermato, in linea con il presidente Bush, che il progetto nel suo insieme contiene aspetti «spiacevoli». Il piano per salvare Fannie e Freddie, presentato come uno dei più ambiziosi degli ultimi 20 anni, prevede che le due agenzie siano messe sotto l’autorità di un nuovo organismo di controllo e consente loro di accedere a più capitali pubblici, permettendo inoltre al Tesoro di acquistare, fino alla fine del 2009, azioni delle due società.
Un punto, quest’ultimo, che ha sollevato molte polemiche soprattutto in vista dei costi che potrebbe avere per i contribuenti: secondo le stime del Comptroller Budget Office, il costo si aggirerebbe sui 25 miliardi di dollari in due anni, anche se ci sono «significative possibilità», più del 50%, che la nuova autorità prevista per il Tesoro non venga usata prima della sua scadenza alla fine del dicembre 2009.
Fannie e Freddie detengono o garantiscono prestiti ipotecari per 5.200 miliardi di dollari, cioè circa il 50% del credito immobiliare statunitense.
Le due agenzie, che ieri a Wall Street hanno guadagnato il 12% sulla notizia dell’accordo, trascinando l’intero comparto finanziario, hanno però perso, nelle ultime settimane, il 50% del proprio valore sulla scia dei timori sulla loro adeguatezza di capitale per far fronte alla crisi, appesantendo gli indici statunitensi e quelli mondiali.