Le fanno il certificato per l’aborto, ma non è incinta

(...) l’esistenza delle condizioni di cui al 3° comma dello stesso articolo, dichiara urgente l’intervento per cui la richiedente può presentarsi immediatamente in una delle sedi autorizzate». Immediata la reazione dei vertici della Asl 2 Savonese, che ieri, dopo la denuncia del Centro di Aiuto alla Vita hanno aperto un’inchiesta interna e hanno fatto sapere che «Nell’Asl 2 savonese il consultorio familiare, nell’applicazione delle procedure stabilite dalla legge 194/78 assiste la donna in stato di gravidanza operando conformemente alla normativa. In relazione a quanto esposto dal centro di Aiuto alla vita Ingauno e pubblicato da alcune agenzie di stampa, si ritiene che i contenuti debbano essere sottoposti all’attenzione delle autorità competenti per le azioni del caso, in modo tale che le eventuali inadempienze o responsabilità individuali vengano accertate».
La rabbia degli operatori di Albenga è nel fatto che non pare, ad oggi, che i consultori si adoperino veramente per superare le difficoltà delle donne a portare a termine la gravidanza: addirittura non si valuta nemmeno se in effetti la gravidanza è nel periodo in cui l’aborto è consentito, ovvero nei primi novanta giorni. «La donna incinta, sola e in difficoltà economiche magari vorrebbe tenere il bambino, ma non se la sente ed è combattuta - spiega Ciangherotti -: siamo certi che facilitandola a effettuare l’aborto senza un’adeguata preparazione non si faccia il peggio per lei? In questi casi, ad esempio, basterebbe poco per aiutare queste donne: invece si fa prima a eliminare il frutto del concepimento che ad aiutare la futura mamma a considerare la propria situazione».
Il convincimento di Ciangherotti e della squadra che lavora con lui è provato dall’esperienza. Nei primi tre anni di attività del Centro di Albenga, sono state molte le donne che dopo essere state al consultorio e avere ottenuto il certificato per l’aborto, ci hanno ripensato e si sono rivolte ai volontari chiedendo il sostegno economico e psicologico per diventare mamme. «Solo il Comune di Loano, nel Savonese, promuove veramente la maternità disagiata - dice Ciangherotti -, investendo risorse reali. La legge sull’interruzione di gravidanza, comunque, dice che la donna va sostenuta e che se è possibile va aiutata a rimuovere le condizioni che la portano alla scelta di abortire, soprattutto se si tratta di disagio sociale o economico. Invece è triste vedere che c’è un disinteresse di fondo su decisioni così importanti che riguardano la salute delle donne».