FANNO LA FESTA ALLA REPUBBLICA

Più che la festa della Repubblica, pare che questo 2 giugno facciano la festa alla Repubblica. Del resto come si fa a celebrare l'orgoglio delle Forze Armate quando si è appena rimosso un generale delle Guardia di Finanza? Come si fa a riempire discorsi con la retorica sulla divisa, quando la divisa è stata appena calpestata? Come si fa rendere onore ai militari dal palco e prenderli a pedate nel retrobottega? Come si fa a parlare di valori dei nostri reparti, se poi nei fatti quel valore viene ritenuto inferiore a una mozione di Tonino Di Pietro?
Se davvero il governo avesse idea di che cos'è l'onore che ha visto sfilare per le vie della Capitale, beh, per prima cosa chiederebbe a Vincenzo Visco di dimettersi. Non può restare nemmeno un minuto in più al suo posto. Dalla bufera degli ultimi giorni, infatti, emergono limpide due solari verità. Primo: il generale Speciale non mentiva, e infatti il governo gli ha proposto una promozione alla Corte dei Conti (si potrebbe mettere alla Corte dei Conti uno che dice le bugie sui viceministri?). Secondo: il viceministro Visco minacciava i generali della Guardia di Finanza, e infatti il governo lo ha obbligato a cedere le deleghe sull'Arma (si potrebbe costringere a cedere le deleghe uno che si è comportato correttamente?).
Ora la domanda è inevitabile: perché Visco continua a fare il viceministro? E cosa abbiamo fatto di male noi per meritare un viceministro che, oltre le tasche degli italiani, ora minaccia pure le alte istituzioni militari e le regole della corretta convivenza democratica? Il premier dice che va tutto bene: le soluzioni sono giuste, le emergenze non esistono. Certo, è un meraviglioso 2 giugno senza problemi. Vero Prodi? E che succede d'altro? Bertinotti pilota un carroarmato? Di Pietro pilota la sintassi? Padoa-Schioppa vince al superenalotto e regala soldi a tutti? E dove siamo su Scherzi a Parte? O sul Chi l'ha Visco show?
Povero Professore. La realtà è assai diversa. Aveva detto: decido tutto io, e poi china il capo pure di fronte a Bordon e Di Pietro. Aveva detto: nessun problema su Visco, ed è costretto a ritirargli le deleghe. Aveva detto: il governo è unito, e passa il tempo a raccoglierne i cocci. Persa ogni speranza di rimuovere i problemi, si consola rimuovendo generali. «Una porcata», l’ha definita Gianfranco Fini. Ma si tratta di eufemismi. E gli italiani ormai lo sanno. Perciò, vedendo l'ostinazione con cui alla festa della Repubblica Prodi tentava di ridimensionare il caso, sorge spontanea una domanda: ha ragione il Cnr quando dice che a Roma c'è cocaina nell'aria?
Ma purtroppo c'è poco da scherzare. Qualsiasi altro governo, in una situazione del genere, se ne sarebbe già tornato a casa. Perché questo resista, a dispetto di tutti, è un mistero doloroso. Sia chiaro, noi capiamo. Gli unici principi che stanno alla base dell'esecutivo Prodi sono i principi attivi della colla vinilica: l'attaccamento alla poltrona più che alla bandiera, i nastri adesivi più che le nostre adesioni. Ma, allora, suvvia, almeno un po' di dignità: perché rendere onore alle Forze Armate? La prossima volta si mettano sull'attenti. E sui Fori Imperiali facciano sfilare Bostik e Vinavil.