Fannulloni, a Milano licenziati 9 tranvieri

Tra i dipendenti scansafatiche allontanati uno era sempre al bar, un altro si faceva costruire nei depositi cucce per cani<br />

Milano - Ci sono quelli che basta un niente e, oplà, si mettono in malattia. E, attenzione, lo fanno con costanza, diciamo, cronometrica: cinque giorni di riposo ogni due di lavoro effettivo. Naturalmente, il 27 di ogni mese, loro, sono sempre in servizio. Autentici fannulloni che Atm, l’azienda di trasporti milanese, ha licenziato in tronco.
Già, sono tranvieri e colleghi di quell’altro autista che spesso e volentieri, dettagliano i verbali di servizio, si allontanava dal posto di lavoro senza permesso e ritornava sempre ubriaco fradicio. Anche lui si ritrova, oggi, a spasso. Totale: nove ex tranvieri mandati a casa per «gravi inadempienze». «Atm ha avviato le procedure previste dal contratto di lavoro, per la risoluzione del rapporto. I nove casi rientrano in due articoli previsti dalla normativa del regio decreto 148 del 1931 che regola il rapporto di lavoro nelle aziende autoferrotranviere» recita la nota stampa. E tra i nove, sorpresina, c’è pure un capo: il responsabile di un reparto che aveva trasformato un deposito aziendale in falegnameria, dove costringeva alcuni tranvieri a costruire cucce per cani.

Ogni commento sarebbe di troppo, come quella chiosa firmata dalla Fit-Cisl che «non capisce questo stupore attorno alla decisione dell’Atm di aprire le procedure disciplinari». Incomprensibile - spiega Roberto Rossi, segretario generale del sindacato confederale - perché «Atm ogni anno risolve qualcosa come trentacinque rapporti di lavoro su 8.500 dipendenti». Statistica delle cattive abitudini, della prassi dell’assenteismo travestito da infortunio o, meglio, da «microinfortuni»: ad esempio, la denuncia «di una malattia osteoarticolare causata da vibrazioni meccaniche prodotte da strumenti di lavoro e trasmesse al sistema mano-braccio» ovvero il blocco della spalla provocato dallo spostamento della leva del cambio a mano.

Sì, avete letto bene: c’è chi si dà malato perché spostando la leva del cambio, dalla prima alla seconda, gli si è bloccata la spalla, mentre a qualcun altro basta manovrare lo specchietto retrovisore per slogarsi la spalla. Casistica dei «microinfortuni» che colpiscono 178 dipendenti rispetto agli 800 che ogni anno si dichiarano infortunati. Indice in crescita, usanza che Atm tenta di arginare e che, ennesima sorpresa, va di moda soprattutto in due periodi dell’anno: prima delle ferie e prima delle festività natalizie. Lo conferma anche un tranviere che la sa lunga: «Prima delle ferie e di Natale conviene assentarsi e poi mettersi in infortunio. Conviene rispetto alla malattia perché non ci sono i controlli a casa e si può stare in luoghi diversi del proprio domicilio». Dettaglio, «la retribuzione dell’infortunato è del cento per cento contro l’ottanta per chi sceglie la malattia» fanno sapere dalla Cgil.

Che aggiungere? Lo Snami, sindacato nazionale autonomo dei medici italiani, si chiama fuori dal fenomeno assenteismo: «Se una persona arriva da noi dicendo di avere subito un infortunio sul lavoro non possiamo negare il certificato così come non possiamo verificare dov’è avvenuto l’incidente». Mani legate, «con dolore e tristezza», mentre Elio Catania, presidente di Atm, ribadisce «la linea della fermezza a garanzia di tutela di tutti i dipendenti che ogni giorno prestano la loro opera con impegno, mobilità, dedizione e sacrificio per garantire il diritto alla mobilità dei cittadini».