Fannulloni, sì a riforma: l’impiegato ha un nome

Scatta da oggi l’obbligo per i dipendenti pubblici di indossare un
cartellino che li identifichi. Così saprete con chi prendervela. Con il sorriso e il saluto torna la buona educazione allo sportello. E sarà inutile nascondersi

Roma - Qualcuno era comunista perché voleva statalizzare tutto, qualcuno era comunista perché non conosceva gli impiegati statali. Giorgio Gaber, quindici anni fa, «E pensare che c’era il pensiero». Beh, adesso non è più così. Da adesso in poi gli impiegati statali li conoscerete tutti, uno per uno, con tanto di nome e cognome. Renato Brunetta, quindici anni dopo, e basta il pensiero. Perchè da oggi scatta l’obbligo per il personale a contatto con il pubblico di indossare bene in vista appiccicato sull’abito un cartellino identificativo con le proprie generalità. In alternativa va bene anche la targa con il nominativo, invece della targhetta, esposta come si deve sulla scrivania. Ora saprai chi hai di fronte, saprai con chi hai a che fare, saprai di chi ti lamenti. Sembra una minaccia, l’ultima, per chi la gogna se l’è cercata invece è solo buona educazione, rispetto per il cittadino, spirito di servizio. L'idea di lavorare per lo Stato una volta era vissuta come un dovere civile, un privilegio da meritarsi, negli anni è diventata una violenza minuscola, non sempre involontaria, un percorso sadomaso vissuto con rassegnazione, zero senso della comunità da una parte, l’impotenza di chi, dall’altra parte, non sa nemmeno con chi prendersela, se con un muro di gomma, il ragionier Filini o il destino cinico e baro. Il percorso burocratico ha sempre avuto qualcosa di mistico simile solo alla mortificazione della carne, alla processione dei flagellati di Guardia Sanframondi, espiavi i peccati del secolo fin nei più minuti cavilli, nelle assurdità più persecutorie, preparavi l'avvento del regno dello spirito davanti al volto inespressivo del totem che non ha risposte e se le ha sono quasi sempre sgraziate. La fila era sentirsi parte di un niente, che ti lasciava una bella ricevuta in tasca e un senso di vuoto dentro. Ma il potere ora passa in mano al popolo che lo eserciterà nelle forme previste dalla Costituzione e un po’ anche dall’Esaperazione.
Nella riforma della pubblica amministrazione c’è la meraviglia di scoprire una realtà ormai sconosciuta. Un impiegato gentile e disponibile in fondo alla via crucis, un sorriso, un nome, un essere umano: «E il saluto - raccomanda Brunetta con il buonsenso della zia Rigoberta - mi sembra il minimo che si possa chiedere a chi lavora per lo Stato». Ma la targhetta è anche una rivoluzione culturale in sintonia con i tempi, è lo statale che smette di essere un numero, del Lotto che non sai mai quando esce, per diventare insieme a un nome un’identità pubblica, che non è pura apparenza ma sostanza. Persone e popoli da sempre sono pronti a qualunque cosa pur di diventare qualcuno, anche a partecipare all’Isola dei Famosi, è l’ideale della Rivoluzione francese che ognuno possa diventare qualcuno. Non si può pretendere che l’impiegato accetti di restare nessuno.
È una battaglia che comincia da lontano quella del sorriso allo sportello, con l’introduzione dei tornelli e poi lo stipendio che si taglia il primo giorno di malattia, lo sdoganamento del licenziamento per infrazioni gravi, come false attestazioni di presenze o certificati medici fasulli, l’immotivata assenza dal posto di lavoro ripetuta nel tempo. E se la norma del nome e del cognome non sarà rispettata il dirigente responsabile dell’ufficio potrà essere sanzionato anche lui nel cuore dei suoi affetti più cari: lo stipendio.

Finisce anche l’era dello scaricabarile, malcostume nazionale e secolare underground della burocrazia di Stato, del fatalismo senza colpevoli, del c’è sempre un altro che ha sbagliato e quell’altro non sono mai io. L’operazione «Mettiamoci la faccia» ha display con faccine verdi, rosse o gialle, come semafori, che segnaleranno il grado di soddisfazione dei servizi offerti, anche se non sarebbe male pure il contrario perchè il cliente ha anche torti oltre che ragioni. Con la targhetta ora il colpevole sarà identificato da un nome e un cognome. Ma sarà più difficile riconoscere nel lavoro anche un’anima.