Fanny Ardant dribbla il caso Curcio: "Difendo la libertà d’espressione"

L’attrice che aveva definito il brigatista un "eroe" e poi aveva chiesto scusa, ieri ha presentato "L’ora di punta" di cui è protagonista. In serata è stata contestata da un gruppo di giovani di An

Venezia - Le ripetute scuse per le scemenze dette a proposito di Renato Curcio non sono bastate. Così ieri sera trenta militanti di Azione Giovani, guidati dall’onorevole di An Filippo Ascierto, hanno contestato silenziosamente, bloccati dalla Questura a un centinatio di metri dal Palazzo, l’arrivo al Lido di Fanny Ardant: srotolando uno striscione in memoria di Giuseppe Mazzola e Graziano Giralucci, nel 1974 prime vittime del piombo brigatista, e diffondendo un volantino con tutti i nomi dei morti per terrorismo, di destra e di sinistra.

L’attrice francese, protagonista con Michele Lastella di L'ora di punta, terzo film italiano in gara alla Mostra, probabilmente non s’è accorta di niente. Tuttavia, in mattinata, ricevendo i giornalisti aveva precisato: «E perché mai dovrei aver paura d’essere qui? Difendo la libertà d’espressione, in tutti i campi. Finché c’è, il mondo sarà più sano. Beninteso, non sono venuta per parlare di politica, ma per difendere un film che ho molto amato fare».

Applaudito alla proiezione ufficiale in Sala Grande ma fischiato, con contorno di risatine, all’anteprima stampa al Palalido, L’ora di punta difficilmente risolleverà le sorti della pattuglia tricolore. Eppure era un appuntamento molto atteso, per il tema trattato, i riflessi di cronaca politico-giudiziaria, la firma di Vincenzo Marra, regista alla sua quinta esperienza veneziana (ha attraversato tutte le sezioni). Invece, sin dal mattino, un palpabile nervosismo da fine Mostra è calato sul film, che esce oggi nelle sale, in un centinaio di copie, distribuito da Raicinema-01.

L'ora di punta è la storia di uno spregiudicato agente della Guardia di Finanza che si fa corrompere, entra nelle grazie di una seducente e ricca cinquantenne, lascia l’arma, mette su un redditizio business nel giro degli affari immobiliari e si trasforma in uno squaletto feroce e cinico, fino a perdersi.

«Sei ambizioso?», gli fa il comandante in una delle prime scene. «Nella giusta misura», risponde. «Quindi lo sei», replica l’altro. Battuta chiave, per il regista. «Il vero nucleo della storia è l’ossessione, così contemporanea, di uscire dall’anonimato. Non solo bramosia di denaro, anche bisogno di riconoscibilità». Il film non è tenero nei confronti della Guardia di Finanza, benché Marra ribadisca di non aver voluto sparare nel mucchio. «Ci sono persone oneste e mele marce, lì dentro. Ma non invento niente. Mi sono servito di quattro consulenti, diciamo ben informati, per scrivere questa vicenda di corruzione e bustarelle. In ogni caso, sfido chiunque a dire che è un film a tesi».

Se l’esordiente Lastella disegna sobriamente il giovane anti-eroe alle prese con la scalata sociale, un mix di Bel Ami e Ricucci, Fanny Ardant porta il noto charme parigino nel ruolo di Catherine, gallerista ben introdotta nel mondo che conta, tra politici scafati e banchieri compiacenti. Credendosi amata, lancia il suo protetto, invece si scoprirà pedina di un cinico gioco. «L’amore è cieco. Marguerite Duras ci ha spiegato che aspettare l’amore è già amore», sospira. «Spesso ci si innamora anche della mostruosità di una persona: ricordate Medea? Ne conosco di donne stanche d’essere trattate come divine che si invaghiscono di mascalzoni affascinanti». L’ex compagna di Truffaut rivela di aver accettato quel ruolo grazie all’urgenza con la quale Marra volò a Parigi per convincerla. «Mi ha conquistato. La forma estetica regala una distanza lucida rispetto agli eventi narrati. Anzi, spesso precede gli eventi. E suscita l’emozione, che è come la pioggia: fa crescere le cose. Sì, penso che l’arte salverà il mondo». Gonna stretta nera e camicia bianca, l’attrice evita di farsi risucchiare nella nota polemica legata alle incaute dichiarazioni su Curcio. Però avverte, alla sua maniera passionale: «Adoro coloro che si battono per qualcosa, coerentemente. Contribuiscono a sollevare la società, a migliorarla. Poi tutti possono sbagliare». Vero, signora Ardant, però non tutti sparano.