La fantascienza conquista Spazio Oberdan e Mexico

Viaggio ai confini del tempo e dell’universo

Andrea Indini

È partita proprio in questi giorni l'odissea fantascientifica che occuperà tutta l'estate dello Spazio Oberdan e del cinema Mexico. Una rassegna cinematografica che si avvicina molto a un viaggio nella storia di un genere cinematografico popolarissimo, senza età e con alle spalle un curriculum impressionante. «Dalla Terra alle stelle. Viaggi cinematografici nello spazio-tempo» vuole essere qualcosa di più di un semplice cineforum estivo. Si tratta, piuttosto, di una vera e propria esplorazione all'interno di un mondo che, nel corso di diversi decenni, si è evoluto e modificato sempre di più.
In occasione della recente inaugurazione della mostra «Dalla Terra alle Stelle. Tre secoli di fantascienza e utopie italiane», ospitata nella prestigiosa Biblioteca di via Senato, la Cineteca ha deciso di partecipare al progetto con un'ampia rassegna di film, alla quale hanno collaborato Lab80 Film e Cineteca Griffith, ospitata quasi in contemporanea, per tutta l'estate, allo Spazio Oberdan e al Mexico.
Il cinema di fantascienza, di cui il viaggio (proiettato che sia verso il futuro o l'esplorazione di altri mondi, o diretto all'interno delle nostre fantasie e ossessioni più nascoste) è senza dubbio la metafora centrale, attinge le sue radici più profonde nella dimensione del fantastico, la stessa che aveva ispirato i poetici capolavori di Méliès. Un genere che ancora oggi affascina e che sta conoscendo un vero e proprio revival grazie all'ultimissimo episodio di Star Wars di Lucas e al successo di film più recenti come Matrix.
La rassegna offre una panoramica vasta e diversificata per epoche ed autori, anche al di fuori dei rigidi binari della fantascienza classica, innegabilmente di ascendenza anglosassone. La produzione italiana è notevole e vanta il capolavoro di Salvatores, Nirvana, e due rarissime pellicole anni Sessanta, anomale nella produzione dei loro registi, Il disco volante di Brass e La decima vittima di Petri.
Da segnalare, inoltre, la brevissima (solo 20 minuti), ma spassosa antologia curata da Paolo Lipari che si configura come un montaggio di sorprendenti spezzoni di opere di registi italiani intitolata simpaticamente Pizze volanti, frutto di pazienti ricerche d'archivio.
Quello fantascientifico è proprio un mondo a parte, senza confini e dove la ricerca dell'Infinito spazia nel tempo e nello spazio. Dalle pietre miliari, come 2001: odissea nello spazio di Kubrick, Blade runner di Scott o Metropolis di Lang, ai kolossal hollywoodiani, come Il quinto elemento di Besson o 28 giorni dopo di Boyle.
Per il resto, ci sono numerosi film culto degli anni Cinquanta e diverse opere più recenti e, quindi, più sofisticate anche nelle tematiche, in cui si fanno strada paure e ansie più sottili generate dai progressi di una scienza incontrollabile. Non mancheranno certo i film di taglio più filosofico e speculativo, come i capolavori di Tarkovski, o quelli di ascendenza letteraria come Il Signore delle mosche, scritto da Golding e portato sul grande schermo da Brook, o il più recente Minority report che Spielberg ha tratto dall'opera di Dick.