La fantascienza «ultrapop» di Dario Arcidiacono

Allegoria, cronaca, horror e fantapolitica sono il leit motiv della pittura di Dario Arcidiacono che racconta gli incubi del nuovo millennio negli spazi della galleria Obraz (Vicolo Lavandai 4). Lo Spazio Obraz, nato nel 2000 come associazione culturale no profit rivolta ai nuovi talenti, è da tre anni una galleria che si dedica ai giovani artisti sotto la direzione di Loris Di Falco. Di tanto in tanto ospita anche artisti con un interessante curriculum espositivo. Dario Arcidiacono appartiene a quest'ultima categoria; nato a Catania nel 1967, è cresciuto nel gruppo Ultrapop, con cui collabora fino all'aprile del 2003. Gli anni '90 sono attraversati oltre che dalla linea artistica pop americana, anche dalla cultura underground, dall'inclinazione verso graffiti e manga.
Le suggestioni multisfaccettate della subcultura underground confluiscono in un' unica tendenza per mano di Arcidiacono che, oltre a divertire, fa riflettere. Arcidiacono esplora l'iconografia fantastica horror degli anni Settanta-Ottanta (zombi, mutanti, disastri post-atomici, e fughe da New York) e le integra con le più recenti aspirazioni ambientaliste, cospirazioniste e mondialiste. I temi trattati da Arcidiacono spaziano dai conflitti tra nazioni espressi in atti terroristici, in estremismo islamico, a problemi derivati dalle aziende produttrici, ad esempio, di Agente Arancio, un erbicida tossico usato durante la guerra in Vietnam e a rompicapi che si focalizzano sullo sviluppo e sul controllo delle armi da guerra. Arcidiacono, nei suoi lavori, coinvolge pittura, storia dell'arte, letteratura e cinema d'autore: La prima sala della galleria è organizzata in modo da ricreare un percorso proposto dalla cronaca giornalistica: dall'evento catastrofico alla sua scomparsa mnemonica. Si ricordano "New World Order" e "Ubi Maior Minor Cessat". Nella seconda sala si riprendono i temi della prima ma più nel dettaglio. Incontrerete, ad esempio, il quadro intitolato «Giant Centipede Eating Mouse 2» e l'unica opera «Senza titolo» che ha un valore emblematico, in cui uno dei due Buddha di Baiyan, fatto esplodere dai talebani, si fronteggia con il Boeing 767 del volo American Airlines.