Il fantasma che fa migrare i capitali

Il ceto produttivo ha paura di una possibile vittoria delle sinistre e si difende oscurando ed esportando quote crescenti di capitale.
Il fenomeno è iniziato a metà del 2005 ed in questi giorni sta mostrando volumi tali da affiorare chiaramente nei dati. Isabella Buffacchi, in una accurata analisi sul Sole 24 Ore di venerdì scorso, ritiene che non si tratti di una fuga di capitali di proporzioni epocali, come quella avvenuta negli anni '70 a seguito della destabilizzazione violenta dell'Italia da parte del sindacalismo e della sinistra più estremi, ma di una «composta, graduale ed inesorabile fuoriuscita di patrimoni». Con Buffacchi ci sarebbe motivo di polemizzare perché aggiunge che tale fuoriuscita «è dovuta principalmente ad una diffusa consapevolezza che la vittoria del centrosinistra o del centrodestra potrebbe dare il via ad un periodo di forte instabilità politica e di incertezza sulla tenuta dei conti pubblici e dell'economia». Ma sarebbe inutile perché c'è l'evidenza incontestabile che la motivazione prevalente è la paura che la sinistra accenda tasse patrimoniali, lanci una stangata fiscale contro il ceto medio produttivo. E c'è anche l'evidenza che la fuga dei capitali, pur non ondata, ha volumi così grossi da renderla segno crisi di fiducia seconda solo a quella di 30 anni fa.
Un po' di numeri. È difficile stimare quanta ricchezza di italiani sia depositata all'estero in forme di elusione legale o di evasione secca perché si tratta di un ciclo opaco del capitale. Ma da alcuni dati di sistema si può ipotizzare che quella cumulata dagli anni '70 in poi possa essere dai 700 ai 500 miliardi di euro, cioè da quasi un milione e quattrocentomila miliardi di vecchie lire ad un milione. Di cui una parte è stata ri-legalizzata attraverso lo scudo fiscale, ideato da Tremonti. Ora a tale quantità, secondo le mie stime - molto preliminari, va sottolineato - e quelle di alcuni colleghi con cui stiamo analizzando il fenomeno, potremmo aggiungere una cifra che può andare dai 70 ai 150 miliardi di euro. Il dato più importante: i soldi sono usciti dall'Italia, in diverse forme, dalla metà del 2005 ad oggi. Il che fa ipotizzare una correlazione tra la percezione di una sinistra vincente e la fuga dei capitali. In volumi tali da deprimere il Pil. Questo il danno enorme già portato dalla sola idea che la sinistra possa vincere. Irrazionalità? Vediamo il programma dell'Unione: a) tassa patrimoniale sulle rendite finanziarie dei capitali non solo grandi, ma anche di media entità; b) ripristino della tassa di successione; c) tassa sulla casa (non sulla prima); d) probabili gabelle maggiorate per le imprese a compensazione di una lieve riduzione del costo del lavoro; e) postura repressiva della polizia fiscale, ecc. Non si può dar torto al ceto medio produttivo, cioè professionisti, imprenditori e commercianti, se crede che il proprio patrimonio sia a rischio. Non possiamo nemmeno accusarlo di immoralità. La sinistra, storicamente, non riconosce il valore aggiunto del rischio imprenditoriale nella generazione del capitale. Ritiene che il «ricco» sia tale per privilegio ascritto o grazie alla violazione della moralità. E per questo non si pone il problema di quanta fatica ed ansia accompagni la creazione dei redditi maggiori generati dal ceto produttivo e li tassa ferocemente, trasformando così la tassa in un furto. E se lo Stato vuole rubarti i soldi hai il diritto «naturale» di difenderti. Non c'è dubbio sull'eticità della elusione fiscale in tali condizioni. Ma non c'è nemmeno dubbio sul fatto che le leggi dello Stato vadano sempre rispettate. Ed ecco che ritorna, con la possibilità percepita di una vittoria della sinistra, il cortocircuito morale che mina la solidità della nostra nazione. Quello che il centrodestra voleva riparare tentando di ridurre le tasse per farle pagare tutte a tutti. Ma io sono convinto che questo programma potremo ancora realizzarlo. Se vi convincete anche voi, se non mollate, la sinistra perderà ed il capitale tornerà. Non arrendiamoci al terrorismo fiscale della sinistra.
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