Il fantasma di Polanski sopra Berlino

Presentato <em>The Ghostwriter</em>, il film che avrebbe dovuto inaugurare il
Festival ma che, per ossequio agli americani, è stato spostato a ieri.
Assente il regista polacco, agli arresti domiciliari in Svizzera

Berlino - Berlino è una città di fantasmi. Di uomini, donne, palazzi. E quelli di pietra sono i più inquietanti. Lo Schloss, il castello del Kaiser, raso al suolo dai russi. Il Palast, simbolo del regime comunista, raso al suolo dopo l’unificazione, il «muro» cercato dai turisti. Non si vedono, ma sono sempre là, al loro posto.

E i fantasmi inquietano la Berlinale. Lo spettro di Rajmund Roman Liebling, piccolo ebreo di Cracovia, fastidioso e incombente. Diciamo pure inopportuno mentre si celebra la sessantesima edizione del Festival. Il signor Liebling doveva essere l’ospite d’onore, e inaugurare la rassegna, ma è stato costretto a rinunciare per motivi di forza maggiore. Gli svizzeri lo hanno arrestato il 26 settembre per una vecchia storia, e poi messo agli arresti domiciliari. È il destino di Roman Polanski, il nome fasullo che si è dato per diventare famoso, che su per giù vuol dire Roman il polacco.

Dieter Kosslick, il patron della Berlinale, aveva scelto il suo film, The Ghostwriter, prima ancora che lo girasse. Fin da quando Polanski decise due anni fa di filmare il romanzo di Robert Harris (pubblicato in Italia da Mondadori). Una grande produzione europea da 40 milioni di dollari (tedesca, britannica e francese) girata negli studi berlinesi di Babelsberg, sempre in cerca disperata di clienti.

The Ghostwriter, ispirato a Tony Blair e a sua moglie, la volitiva Cherie, era dato per vincitore quasi scontato. Ma gli svizzeri dopo avergli concesso ospitalità per decenni a un tratto hanno scoperto che il piccolo ebreo di Cracovia era ricercato dagli Stati Uniti, accusato di violenza ai danni di una tredicenne, nel lontano 1978. La vittima (forse risarcita) ha perdonato, tutti vorrebbero dimenticare, ma i giudici americani no. Gli svizzeri hanno un problema con gli Usa a causa delle loro banche troppo discrete, e hanno preferito patteggiare: vi consegniamo il signor Liebling, accusato di pedofilia, e voi non date fastidio ai nostri probi banchieri.

I berlinesi invece di tenere il punto, per timore di rappresaglie da parte degli Stati Uniti da cui arrivano ogni anno film commerciali e spesso anche dignitosi, e star disposte a esibirsi gratis, hanno preferito per l’inaugurazione di giovedì una pellicola cinese. Ma lo spettro di Polanski non intende sloggiare.

Eppure i tedeschi dovrebbero essergli grati. Nel 2002 vinse la Palma d’oro a Cannes con Il pianista, dedicato alla storia vera di un nazista buono, l’ufficiale Wilm Hosenfeld, che salvò la vita al pianista polacco Vladislav Szpilman. Solo un ebreo come Polanski, o come Spielberg, può girare un soggetto dove i tedeschi non sono tutti mostri. E Polanski descrisse realisticamente il ghetto di Varsavia: lui a dieci anni era finito in quello di Cracovia. Sua madre morì a Auschwitz. Si salvò pagando la protezione di una famiglia di cattolici e cambiando nome in Roman Wilk. Una vita sempre sotto falso nome come sotto altri nomi scrive Ewan McGregor, un Ghostwriter, un negro come si dice in gergo forse non più politicamente corretto. Ma lo scrittore si presenta sempre con «Io sono il Ghost», semplicemente uno spettro.

Come sempre avviene a posteriori, oggi si vedono le similitudini tra il film e il suo autore. Adam Lang, ex premier britannico, cioè Tony Blair colpevole per la guerra in Irak, e sua moglie vivono prigionieri in una villa come Polanski è agli arresti nella sua residenza in Svizzera. Adam-Tony non può viaggiare, per non essere arrestato e finire dinanzi al tribunale dell’Aja, come criminale di guerra. La vicenda claustrofobica si svolge a Martha’s Vineyard, altra isola di spettri, dove vanno in vacanza i ricchi yankee e i loro presidenti. Ricordate il nome di Mary Jo Kopechne? Bella ragazza che accettò un passaggio da Edward Kennedy. Lui un po’ brillo finì con l’auto in mare, e lasciò annegare Mary Jo. Fine di una carriera. Nel film anche l’isola è un Ghost. Polanski non poteva girare negli Usa per non finire in cella e scelse l’isola tedesca di Sylt, nel Mare del Nord. Tutti sotto falso nome, anche i luoghi.

Robert Harris sostiene ovviamente che le «somiglianze sono casuali», ma il suo Adam è scozzese come Tony, e entra nel partito laburista nel 1975 come Tony. Tanto per citare due particolari secondari. Harris è volato a Gstaad il 17 gennaio per assistere alla proiezione privata di Ghostwriter nella villa di Roman. Nella Milchstrasse, la Via Lattea. Altro nome da film. The Ghostwriter si apre e finisce con due magistrali fuoriscena: non vediamo nulla e capiamo tutto. Quale finale stanno scrivendo per Herr Liebling da Cracovia?