Il fantasma di Ronaldo fa paura Il Brasile teme un’altra Parigi

Stampa scatenata, Cafu lo scuote: «Devi reagire». Lo spettro della finale del ’98. Stupiti i croati: «Era immobile»

nostro inviato a Francoforte
Eppure Raica aveva garantito per lui. «Se Ronaldo è grasso, io sono obesa». Raica Oliveira è una ragazza che non nasconde mai nulla (fisico compreso), come non crederle? In aggiunta è l’ultima fidanzata di Ronaldo. Ma stavolta Ronie avrà fatto impallidire lei come tutta la Torcida, i compagni che hanno sudato con un gatto di marmo fra i piedi e naturalmente la critica brasiliana. I fischi sono arrivati anche a Berlino, ed erano tutti brasiliani. Quelli croati potevano essere solo di dispetto per aver perso un alleato. Evidentemente a Madrid non ci vedevano tanto male.
Ronaldo è un problema, anzi un caso. Per ora un fiasco. «Un fantasma» ha certificato Tostao, testina pelata e d’oro del Brasile anni ’70. «Un bollito», ha sostenuto Reinaldo, un ex che anche nei tempi migliori avrebbe soltanto lucidato le scarpette del Fenomeno. Il primo a capirlo è stato lui, appunto Ronie uscito dal campo con la faccia desolata dei giorni peggiori e ieri, dopo il giorno di libera uscita, rientrato in ritiro tre ore prima dei compagni. Una novità per lui mai rispettoso delle regole, quasi volesse dire a tutti «ho capito che devo mettere la testa a posto...». Che figura per il capocannoniere dell’ultimo mondiale. L’hombre del partido è diventato l’ombra del partido. Lento, depresso, impacciato, senza fiato. Ingrossato più che ingrassato. Collo da pugile, cosce da centista, riflessi da pensionato. «Il controllo della palla era già un compito erculeo», racconta un opinionista brasiliano sui giornali di ieri mattina. Non è un caso che l’altra notte Ronaldo, insieme a Ronaldinho, Roberto Carlos e Adriano, altri tre che avevano poco da sorridere, ha evitato di passare attraverso la nevrotica tortura della mix zone dove giornalisti assiepati come cavallette (soprattutto se trattasi di brasiliani) attendevano «il peso morto».
Come vedete gli atti d’accusa si sprecano. Carlos Alberto Parreira ha cercato di attenuarne gli effetti subito dopo la partita. Ben sapendo dove avrebbe portato quella sostituzione, peraltro poco gradita dall’interessato. «Ronaldo ci sarà anche nella prossima partita. Troverà la forma giocando». È l’ultima difesa prima della condanna. Due partite (Australia e Giappone) per risorgere, sennò la panchina e largo a Robinho. Parreira ha tenuto nascosto il caso. Il presidente Lula ha fatto gioco di squadra, lasciando intuire quel che sarebbe accaduto. Quell’accusa «grassone» oggi ha un’altra faccia. Dicono i brasiliani che Ronaldo va trattato come quei ministri forti a cui un presidente non può dire: fatti da parte. Ma intanto bisogna creare le condizioni perchè lo faccia. Lula è un esperto in materia e Parreira sta seguendo la via politica. Aveva già pensato di concedere a Ronaldo le prime tre partite. Poi il tirar delle somme: giochi e segni o vai in panchina e sogni. Dagli ottavi in poi non si può rischiar nulla.
Ma quello dell’altra sera è un giocatore da miracolare. La stagione a Madrid è stata ricca di avvisi ai naviganti: piccoli infortuni, screzi, il clan degli spagnoli guidato da Raul pronto a metterlo nell’angolo, gli ultimi mesi in bacino di carenaggio. Segnali di un declino. Il resto era vita a luci rosa: da una fidanzata all’altra. Parreira ha preferito spiegare il declino aggrappandosi alle questioni fisiche: «Non giocava una partita vera, importante, da due mesi. Non sorprende che sia pesante. Il caldo non lo ha aiutato. Gli manca il ritmo ma è sempre un giocatore che può decidere il match». Idea che coincide con quella di Kakà, unica bandiera da sventolare in una serata in cui la Seleçao s’è fatta venire il mal di testa. «Ronie, per primo, non era contento di se stesso. Gli manca solo il ritmo, vedrete che tornerà». E Cafù, da buon capitano, ieri mattina gli ha ripetuto la ramanzina della sera prima: «Tu sei un fenomeno: reagisci! Vedrai che riuscirai a segnare». In fondo conta solo quello: che faccia gol. Sintesi regalata da Emerson: «Io sono felice di correre per quei quattro, è il mio compito principale. Soprattutto se qualcuno segna». Se invece non arrivassero i gol, anche il Puma cambierebbe umore.
Stavolta il quadrato magico è diventato un quadrato di magica compassione. Per difendere «Ciccio» bello dalla stampa brasiliana che odia e ama con ugual veemenza. In nome della Seleçao non perdona nulla. «Il merito principale del Brasile è stato quello di aver battuto la Croazia in dieci o addirittura in nove (anche Adriano è nel mirino, ndr), ma vedere Ronaldo pietoso come un vacillante peso massimo è una tortura e un danno alla sua reputazione. Meglio lasciarlo fuori», ha concluso Juca Kfouri, opinionista di grido.
Valutazione condivisa da Robert Kovac, lo stopper juventino di scorta, che ha incrociato Ronie: «Non so cosa gli sia successo. Stava davanti a noi e non faceva nulla. Sembrava stanco. L’ho incontrato altre volte ed era molto più difficile marcarlo». Sembra di essere tornati alle abulie di Parigi ’98. Un brutto flash back anche per il futuro della Seleçao, se uno crede nei segni premonitori delle stelle. Dario Simic, milanista amico di Kakà e Cafu, è stato franco al limite del farsi odiare. «Questo Brasile non va lontano, meglio l’Italia». Ma il Brasile non è Ronaldo e Ronaldo non è tutto il Brasile. I giornali hanno già titolato: «Fuori uno». E chi vuol intendere, intenda.