Un «Fantasma» si aggira fra le quinte del San Babila

Sanny e De La Roche riscrivono il musical di Andrew Lloyd Webber

Ferruccio Gattuso

Un mito letterario che non accenna a tramontare, versioni cinematografiche innumerevoli (sono almeno dieci, dal muto del 1925 di Rupert Julian, con Lon Chaney, all'ultimo sontuoso affresco gotico-hollywoodiano di Joel Schumacher, del 2004, passando per la rivisitazione rock anni '70 di Brian De Palma), svariate versioni teatrali, le più conosciute quelle dal musical di Andrew Lloyd Webber all'opera di Bob Kane.
Dietro la maschera del Fantasma dell'Opera si cela non solo l'orrore di una sfigurazione, ma il fascino dell'arte, le pulsioni drammatiche dell'eterna tensione tra amore e bellezza, la sua negazione che crea frustrazione e rabbia. Da questo contrasto, irresistibile per la penna di qualsiasi scrittore, nacquero storie come Nôtre Dame e La Bella e la Bestia: Gaston Leroux ne fece un romanzo la cui potenza comunicativa travalica lo stesso valore dell'opera. Il Fantasma sembra ancora più potente quando distende il suo terrificante mantello nero al di fuori delle pagine di quel libro pubblicato per la prima volta nel lontano 1911.
Al Teatro San Babila rivive il mito del cupo e solitario Erik, nascosto nei sotterranei del Teatro dell'Opera di Parigi, della bella cantante Christine sua prigioniera, del tormentato e aitante Visconte Raoul deciso a strapparla dalle grinfie del "mostro", per amarla.
A firmare questa nuova edizione, "un musical italiano per un pubblico italiano", è l'ideatore, autore e produttore Enzo Sanny, vecchio combattente dell'incruenta e salutare guerra del musical in Italia: «Fui uno dei primi a credere nella possibilità di far fiorire questo genere nel nostro paese - spiega Sanny - Cominciai portando, sul finire degli anni Ottanta, la versione originale di Hair. Oggi vedo che realtà solidissime come la Compagnia della Rancia e il regista Massimo Piparo realizzano spettacoli di indubbio valore, però mi si conceda di sentirmi un pioniere italiano del musical. Oggi scrivo e produco, convinto che a casa nostra la missione sia molto più difficile: in America il pubblico prenota uno spettacolo mesi prima, si reca in teatro per esso e non per il nome in cartellone. Ha sete di storie e di impeccabili realizzazioni. E così in Inghilterra, in Germania. In Italia, invece, siamo ancora vittime di un certo culto della personalità, si decide magari il giorno prima di andare a teatro, ci si va come al cinema. Puntando sul volto noto, magari fresco di tv. Poi ci sarebbe il discorso dei finanziamenti esigui per il mondo dello spettacolo, che ci porterebbe lontano: a queste difficoltà bisogna sopperire con il cuore e la passione».
Il Fantasma dell'Opera di Enzo Sanny, affidato alla regia di André De La Roche e alle scenografie di Aldo Buti, intende portare sul palcoscenico la storia di Leroux con assoluto rigore (e una piccola, spettacolare e tragica variazione nel finale), il tutto commentato da una colonna sonora dalle firme illustri - Beethoven, Mozart, Verdi, Bach, Prokofiev, Hoffenbach, arrangiate da Sasa Flauto - e interpretata da protagonisti attori e cantanti lirici.
«Oltre alle versioni cinematografiche - prosegue Sanny - ne esistono sette o otto teatrali. Ovviamente tutti considerano quella di Lloyd Webber l'originale, per il semplice fatto che è la più ricca e la più celebre. Io ho voluto realizzare una versione che meglio potesse catturare la sensibilità del pubblico italiano, dove la lirica e la forza della melodia sono centrali. Con La Roche abbiamo ascoltato oltre 500 brani musicali prima di scegliere quelli adatti allo spettacolo».
Le note avvolgenti della grande tradizione sinfonica serviranno a trasportare il pubblico nel dramma che vede il Fantasma (interpretato da Giorgio Carli) muoversi minaccioso nel Teatro dell'Opera.