Fantasmi nel chiostro di San Matteo

Nel centro storico Lunaria presenta lo spettacolo diretto da Caterina Barone

Tra le balaustre del chiostro, alle prime ombre della sera, una donna sprona un branco di creature mostruose: è l'ombra di Clitemestra che, uccisa dal figlio Oreste per vendicare il padre Agamennone, da lei assassinato al ritorno da Troia, emerge dall'Ade e reclama vendetta dalle Erinni. Numerosi spettri si aggireranno nel chiostro di S. Matteo stasera alle 21.15 nell'ambito del festival Lunaria, che presenta la mise en espace «Fantasmi» di Caterina Barone. Liberamente tratta da «Le metamorfosi del fantasma.
Lo spettro sulla scena tragica: da Eschilo a Shakespeare» di Caterina Barone e Vico Faggi. Lo spettacolo, diretto da Daniela Nicosia, sarà interpretato da Vania Bortot, Clara Libertini e Solimano Pontarollo di Tib Teatro.
La potenza dei versi di Eschilo, Seneca e Shakespeare sarà esaltata dalla suggestiva ambientazione nel chiostro, al cui spazio scenico la messinscena sarà adattata per valorizzarne le caratteristiche architettoniche. Come la Clitemestra di Eschilo, reclama vendetta anche lo spirito del padre di Amleto, avvelenato dal fratello; Amleto però dubita dell'apparizione: «il fantasma che ho visto potrebbe essere un diavolo; e chissà che non voglia profittare della mia debolezza per dannarmi l'anima».
Un fantasma che è visibile solo ad Amleto e, a inizio dramma, alle guardie sugli spalti del castello: che l'immaginazione fervida dell'uno e l'atmosfera mefitica di Elsinore in cui vigilano gli altri abbiano forgiato una visione? Nei «Persiani» di Eschilo un rito di evocazione richiama dalla tomba il re Dario, padre di Serse, che ha sconsideratamente portato la guerra in Grecia: è un sovrano preoccupato per il proprio popolo a rivolgersi alla regina Atossa e ai vecchi della corte persiana. In Seneca le ombre si fanno più minacciose, rispecchiano il periodo di incertezza politica e civile del regno di Nerone, nel quadro che ce ne rende Tacito: così in un'atmosfera da incubo, circondato da anime dannate e tenebrosi dèi (Orrore, Furore e Vecchiaia), lo spirito di Laio scaglia terribili maledizioni contro il figlio Edipo, che, senza conoscerne la vera identità, lo ha ucciso e ne ha sposato la moglie Giocasta, la propria madre. Ma se l'empietà del re è, in «Edipo», involontaria, in «Ottavia» Nerone è un crudele tiranno, che ripudia la moglie Ottavia per Poppea e fa trucidare la madre Agrippina: sarà proprio il fantasma di lei a profetizzarne la morte, con particolari così rispondenti alla realtà da «smascherare» l'autore, che non poté essere Seneca, suicida per ordine dell'imperatore.