Fantastico Powell: 9”74 nei 100

Nuovo record del mondo del giamaicano nel meeting di Rieti. E' la sua rivincita per l'oro perso contro Tyson Gay ai mondiali di Osaka

Non si è svegliato male, ha deciso di ascoltare i consigli del suo allenatore, non ha mollato né con la testa, né con le gambe: e fu record. Asafa Powell è tornato a stupire il mondo dell’atletica nel modo per lui più semplice ed anche più congeniale all’indole: correre i cento metri a tempo di primato. Ha sbriciolato il muro suo dandogli una spallata che vale tre centesimi: un’enormità. Asafa, praticamente in pista da solo e dando la sensazione di aver tenuto un briciolo di potenza per un altro record: uno alla volta, secondo l’insegnamento di Sergey Bubka che con questo metodo si è fatto il conto in banca.

Powell, principe dei record ma non re delle gare che contano, ha corso in 9”74, battendo quell’altro suo primato di 9”77 che aveva toccato tre volte: nel 2005 sulla pista olimpica di Atene (vento +1,6), per poi eguagliarlo nel 2006 sulla pista inglese di Gateshead (vento +1,5), e confermarsi due mesi più tardi a Zurigo (vento +1,0).
La notazione sul vento non è casuale, perché ieri ha spirato con la forza di 1,7 metri al secondo. Quasi al limite dell’accettabile: una bella spinta. Asafa ha ottenuto il tempone nella gara di semifinale dove ha battuto il norvegese naturalizzato Saidy Ndure Jaysuma e Kim Collins, antico campione del mondo. Ha camminato ad una velocità di 36,96 km all’ora. Quasi 37: velocità che finora ha battuto solo Michelone Johnson che corse il record dei 200 a 37,26 all’ora.
Nei 100 metri, per superare quel limite, Powell dovrà accelerare fin a correre in 9”72. Forse ce la farà. Soprattutto dopo averlo visto correre ieri. Soprattutto ora che ha capito uno dei trucchi del mestiere. Lo ha dichiarato candidamente, rischiando perfino la figura del fesso. «Questo è quello che riesco a fare quando ascolto i consigli del mio allenatore». Se lo avesse ascoltato anche ai mondiali di Osaka non sarebbe stato meglio? Magari non finiva arrostito, nel morale e nella gara, da Tyson «Jet» Gay. Ma così è la storia di Asafa: uno che ci sa fare con i record, un po’ meno con le medaglie d’oro. Ieri ha corso la finale di Rieti toccando 9”78 davanti a Michael Frater. Tempo da fenomeno su una pista dove il muro dei 10 netti era stato abbattuto solo da Jon Drummond (uno degli allenatori di Gay) e dal ghanese Abdul Zakari: ai tempi loro hanno toccato i 9”99. Niente di meglio.

Invece Asafa si è ripetuto nel giro di nemmeno un’ora e, nella finale, ha trascinato Simone Collio (4°) a 10”14, primato personale e terzo tempo di sempre realizzato da un italiano. «È una pista proprio veloce», ha concluso Powell. Che poi si è ricordato delle malefatte di Osaka. «Ho corso gli ultimi metri come avrei dovuto anche in Giappone.  E allora dico ai miei fans: Asafa è tornato. Ho commesso qualche errore, ma ci sono di nuovo». Sarà stata anche l’aria d’Italia. Il giamaicano che si allena spesso dalle nostre parti, è un affezionato frequentatore delle rosticcerie di Roma, dei campi di calcio e magari persino delle discoteche. «È vero», ha confermato il recordman dei record. «L’Italia è la mia seconda casa, ci passo almeno tre mesi all’anno». E stavolta ci ha lasciato un eterno ricordo.