Fante, un cattolico amato da Bukowski

Per molti anni sceneggiatore a Hollywood, fu scoperto dall’autore di «Storia di ordinaria follia»

Carlo Faricciotti

da Milano

Robert Towne ha coltivato il progetto di Chiedi alla polvere per una trentina d’anni, più o meno lo stesso periodo di tempo che separa la pubblicazione del libro di John Fante, negli anni Cinquanta del secolo scorso, dalla sua riscoperta e rilancio tra il grande pubblico, nei primi anni Ottanta. Towne, più che come regista, sarà ricordato per le sue sceneggiature, sopra a tutte quella per Chinatown (1974) di Roman Polanski. Fante, americano nato da genitori di origini abruzzesi, più che come scrittore rischiava di passare alla storia, minore ma pur sempre storia, come sceneggiatore. Per due decenni, i Cinquanta e Sessanta, fu uno degli sceneggiatori più quotati di Hollywood. A sottrarlo all’oblio fu, alla fine degli anni Settanta, Charles Bukowski, all’epoca già perdutamente innamorato tanto della bottiglia quanto della letteratura, che un giorno scovò casualmente, sugli scaffali della New York Public Library, una copia di Ask the Dusk, Chiedi alla polvere, appunto. «Buck» divorò quelle pagine con l’entusiasmo tanto dell’archeologo che dissotterra un reperto dimenticato di grande valore, quanto del lettore affamato di Vera Vita (titolo italiano di Full of Life, altro romanzo di Fante e tra i pochi ad aver goduto, da subito, di un discreto successo) e ansioso di ritrovarla nei libri. Amato dai lettori ma anche dagli scrittori (in Italia tra i suoi fan si contano anche Alessandro Baricco e Sandro Veronesi, sponsor della riedizione dei suoi libri per Einaudi, che riprende così il lavoro già avviato da Marcos y Marcos) Fante non ebbe però molto tempo per godersi questo revival, dato che morì nel 1983. Quasi cieco e privo delle gambe, amputategli per via del diabete, ma non in miseria, come sarebbe piaciuto all’immagine popolare dello scrittore riscoperto in limine mortis, grazie ai proventi della sua attività di sceneggiatore. Come Arturo Bandini, suo alter ego letterario, protagonista di Chiedi alla polvere e di un pugno di altri libri, Fante approdò in California, a Hollywood, per sfondare come scrittore, ma a differenza di Bandini, che in Chiedi alla polvere un certo successo l’ottiene, dovette presto ripiegare sul dorato rifugio delle sceneggiature. Probabilmente l’America, all’epoca, non era ancora pronta ad accettare le avventure in parte autobiografiche di un dago, di un immigrato italiano, cattolico e tormentato dai sensi di colpa.