Una fantina di Firenze è la Dettori dell’India

«Qui i miei colleghi maschi considerano i cavalli come una moto o una bici. Io ho un feeling con loro, perciò vinco»

da Nuova Delhi

Sonia Gandhi è la leader più potente in India, ma Silva Storai è la fantina più veloce. Che si tratti di politica o di galoppo le donne italiane hanno un rapporto speciale con la terra dei Maharaja. Arrivata quasi trent’anni fa, con uno zaino sulle spalle e tanta voglia di avventura, Silva Storai è oggi l’unica fantina al mondo ad avere vinto due Derby. Ed è anche rimasta tuttora l’unica fantina in India, un Paese dove le donne non vanno neppure in bici e sullo scooter si siedono con le gambe unite di fianco. Altro che cavalcare un purosangue e per di più in un ippodromo sotto gli occhi di migliaia di spettatori e di scommettitori. Grazie al boom economico e all’emergere di una nuova classe di consumatori, l’India sta scoprendo nuovi lussi che erano impensabili ai tempi di Indira Gandhi. Le scommesse sui cavalli, le uniche ad essere legali, sono cresciute in maniera esponenziale negli ultimi anni. Se il cricket rimane lo sport nazionale per eccellenza, come da noi il calcio, gli sport ippici stanno attirando sempre più proseliti soprattutto tra i «nuovi ricchi». Sono stati gli ex colonialisti britannici a esportare la passione per i cavalli in un Paese dove ancora oggi si gioca a polo con gli elefanti. Non è quindi una sorpresa che Silva Storai sia riuscita a mettere a frutto il suo talento proprio qui, a migliaia di chilometri da casa. Il Giornale l’ha raggiunta telefonicamente a Bangalore, la Silycon Valley indiana, dove vive e gestisce la Embassy International School of Riding, l’unica scuola «professionale» per fantini che ha fondato insieme a un uomo d’affari locale, Jitu Virwani.
«Il galoppo è ancora uno sport agli albori in India – dice – ed è quasi di esclusiva competenza dei militari. Inoltre i jocker indiani non hanno un vero rapporto con il cavallo. Per loro è come una moto o una bicicletta. Per me è diverso, io addestro i miei cavalli, ho un feeling con loro e per questo li faccio vincere».
Silva, che ha 45 anni ed è di Firenze, è stata la prima donna nel 2003 a portarsi a casa il Deccan Derby Trophy a Malakpet di Hyderabad e poi nel 2005 un altro Derby a Mysore. Dal 1993, quando ha preso la licenza al Madras Turf Club, ha vinto un centinaio di corse. «Dopo tanti anni non la considero nemmeno più una carriera. – spiega in un italiano a volte zoppicante –. È semplicemente la mia vita e il mio mondo con il mio team e i miei cavalli che mi assorbono praticamente per tutto il giorno».
Praticamente pane e cavalli da corsa. Al mattino gli allenamenti all’ippodromo e alla sera alla scuola-scuderia che sorge a 14 chilometri da Bangalore e che «sta crescendo sempre più di importanza, tanto che i corsi di equitazione per bambini sono stati inseriti nel programma accademico di alcuni istituti scolastici internazionali».
Sposata con un artista indiano, Silva è tornata in Italia l’anno scorso per la prima volta. «È stato uno shock, è un mondo così diverso, c’è troppo materialismo, non penso che potrei mai riabituarmi». Ma quando arrivò in India nel lontano 1978, e precisamente ad Amritzar, proveniente dal Pakistan, anche allora fu un trauma. «Ero partita con l’intenzione di andare in Afghanistan via terra. Poi, quando vi arrivai, a novembre, ci fu l’invasione sovietica. Era troppo pericoloso quindi andai in Pakistan e poi da lì in India...».
Fino a quando incontra a Kodaikanal un’italo-americana, Patricia Norelli Bachtet, una seguace del santo e filosofo ottocentesco indiano Aurobindo, che aveva una scuderia di purosangue da corsa importati da Europa e Stati Uniti. «Patricia volle a tutti i costi farmi correre con i suoi cavalli. Sempre per caso poi ho incontrato il mio allenatore e guru, Irfan Guatala, e da lì è cambiato il mio destino». Un destino che doveva essere diverso perché Silva da quattro anni, per tutti i giorni, andava a scuola di Bharatanatya, la danza classica indiana più famosa insieme al Kathak. «È una danza che richiede dinamicità, concentrazione e tanta dedizione». Come quella che ci vuole per domare e addestrare un cavallo da corsa. «Solo se ami il tuo cavallo puoi farlo vincere».