Fantozzi di tutta America, unitevi Premiati i travet più schiavizzati

I sindacati americani premiano con mille dollari e un viaggio il lavoratore più vessato

nostro inviato a New York
Cat Stratch si vergogna. Per sé e per il suo capo: per questo ha scelto uno pseudonimo. Niente nome, niente guai. Il Fantozzi d’America ha una storia, ma non un’identità. Adesso, però, ha anche un biglietto per le vacanze pagato e un assegno da mille dollari in tasca. Dio benedica la sfortuna. Ha vinto, accidenti. Primo. È il numeno uno dei lavoratori più sventurati: mobbizzati, sfruttati, frustrati, oppressi, tormentati, angariati. Infelici, soprattutto. And the winner is... L’America dei premi premia anche loro, i vessati. Marketing anche questo: l’idea è di Working America, che praticamente è un sindacato, cioè è l’associazione che fa capo alla Afl-Cio, la confederazione sindacale più grande degli Stati Uniti con le sue 57 union aderenti e i suoi nove milioni di iscritti. Sei mesi fa la campagna: «Un concorso per le storie da sfigati. Vinca il peggiore».
È stato un modo per raccontare che cosa fa Working America e come è cambiata l’Afl-Cio nell’ultimo periodo, ma anche un tentativo di arrestare il declino del sindacato all’americana: da anni le Union non crescono più e perdono sempre più peso nelle trattative con le corporation. Hanno tentato anche di abbandonare la politica: non più agganciate al partito democratico, ma più trasversali perché a volte i repubblicani tutelano più dei liberal. Non è bastato: i lavoratori le accusano di non capire come è cambiato il mercato. Allora l’intuizione: un concorso, un gioco, ricchi premi e cotillon. Hanno preso in prestito la tecnica delle imprese, una specie di bonus aziendale a chi racconta la più incredibile storia di sfruttamento sul posto di lavoro. L’hanno voltata così: My Mad Boss, il mio capo pazzo. E i Fantozzi d’America si sono messi a partecipare: 2.500 iscritti, 2.500 dipendenti che hanno preso la loro tastiera e in venti righe hanno riassunto la loro vicenda di ordinaria insoddisfazione. Piccoli psicodrammi professionali, capi ufficio infami, colleghi arrivisti, segretarie lobotomizzate, dipendenti tartassati. I 2.500 hanno aperto la strada per gli altri: 500mila visitatori e due milioni di contatti sul sito internet dell’associazione hanno curiosato tra le pagine del concorso. Perché evidentemente i frustrati sono tanti, anche se la gran parte di loro non ha il coraggio di raccontare quello che gli succede.
Invece Cat Stratch ce l’ha avuto. Al momento giusto, ovvero mentre il suo Paese impazziva per la storia di Andy Sachs, neolaureata e originaria di una cittadina di provincia, trasferita a New York per lavorare come assistente di Miranda Priestly, celebre editrice-direttrice della rivista di moda Runaway. Andy è Anne Hathaway, la protagonista de Il diavolo veste Prada. Anche lei è vittima del sopruso: schiacciata dalla prepotenza e dall’acidità della sua capa. L’America che è impazzita per lei non poteva non farlo per Cat che in duecentocinquanta parole ha tracciato il ritratto di se stesso, un Fracchia made in Usa sottomesso a un potere illogico e irrazionale, incapace di reagire al sopruso, e di un capo incredibilmente infame: uno che nella partita contro Lucifero riuscirebbe quantomeno a pareggiare. Lui è Dottor X, un dentista di New York. Cat è un dipendente: frequenta lo studio da anni. Ogni giorno tra ponti, protesi, pulizie. Tariffe alte, perché il dottore è uno che conta: ha clienti facoltosi, da sorriso sempre bianco e inappuntabile. Doctor X fattura milioni nel nome dell’immagine. È la settimana dell’11 settembre 2001. Cat Stratch racconta: «Non mi preoccupo tanto del fatto che il dentista per cui ho lavorato fosse il più tirchio del mondo, o che non avesse un minimo di etica. No. Dottor X ha dimostrato di essere il peggior tipo di persona che si possa immaginare nella settimana dell’attacco alle Torri Gemelle. Quel giorno i pazienti chiamarono per disdire tutti i loro appuntamenti, il che era perfettamente comprensibile: c’era una tragedia internazionale in corso e l’ultima cosa che a uno poteva venire in mente in quel momento era la sua igiene orale. Però questo significava nessun guadagno per dottor X. Ed ecco la sua risposta: trattenere 100 dollari dalla busta paga di ognuno dei suoi dipendenti». Con una storia così, Cat ha stracciato persino la ragazza costretta a dimettersi perché il suo capo credeva che avesse inventato la malattia terminale della madre per non andare al lavoro. Ma Working America ha girato a Stretch mille dollari e il biglietto per una vacanza da 60 giorni in un posto a sua scelta. Gli ha anche regalato una tessera del sindacato. E lui s’è dimesso: «Guadagnavo 13 dollari all’ora. Non mi sono accorto che dietro l’angolo c’era un lavoro migliore». Ha fatto in tempo a non essere costretto a guardare la Corazzata Potemkin.