Fao, poche risposte: delusione dal vertice

Perplessità sulla dichiarazione finale: "Ci impegniamo a eliminare la fame». Ma su prezzi dei prodotti agricoli e biocarburanti tutto è rimandato

Roma - Nell’aula dell’Aventino si è conclusa ieri la Conferenza «di alto livello» della Fao sulla sicurezza alimentare. I 181 Paesi partecipanti hanno approvato la bozza di dichiarazione finale. Come ha sottolineato il ministro degli Esteri, Franco Frattini, si è conseguito un risultato «deludente rispetto alle premesse» in quanto la dichiarazione finale «è stata molto diluita rispetto alle ambizioni iniziali».

«Ci impegniamo a eliminare la fame e ad assicurare cibo per tutti, oggi e domani», recita il testo del documento in 14 punti nelle sue battute finali. Ma una volta definito l’obiettivo, per quanto nobile ed elevato, le tecniche per raggiungerlo paiono piuttosto enunciazioni di principio. La Fao guidata dal direttore generale Jacques Diouf (secondo cui «i risultati sono stati all’altezza delle aspettative») e le nazioni partecipanti invitano la comunità internazionale «a continuare gli sforzi per la liberalizzazione delle politiche agricole riducendo le barriere al commercio».

Sul rapporto tra produzione di biocarburanti da cereali e l’eventuale diminuzione dell’offerta di prodotti agricoli si rimanda alla necessità di «studi approfonditi». Idem per il problema del costo crescente delle materie prime agricole: si ribadisce la «necessità di ridurre al minimo l’uso di misure restrittive che potrebbero aumentare la volatilità dei prezzi». L’espressione «restrittive», poi, ha suscitato l’irritazione dell’Argentina del presidente Cristina Kirchner, punta sul vivo della tassazione all’export di granaglie introdotta per bloccare l’inflazione nonostante la produzione sia superiore alla domanda interna.
Irritazione che ha causato lo slittamento della conclusione dei lavori dal pomeriggio fino alla tarda serata. L’Argentina ha rilevato che «quando si parte da diagnosi errate non si arriva a risultati appropriati». Ma il delegato della Casa Rosada non è stato il solo a sollevare obiezioni. I Paesi socialisti del Centro e Sud America ne hanno approfittato per attaccare gli Stati Uniti. «È stato compiuto un passo indietro significativo - ha dichiarato la delegata del Venezuela di Hugo Chavez - perché nel documento non si fa riferimento al Protocollo di Kyoto e si mette in atto una politica di dominio unilaterale di un solo Paese sugli altri».

Non sono mancate nemmeno le proteste di Cuba, che per tutta la giornata aveva cercato di far inserire nel documento una dichiarazione contro l’embargo Usa come causa dei problemi di approvvigionamento. «C’è una mancanza di volontà politica di promuovere un cambiamento - ha detto il delegato dell’Avana - da parte dei Paesi del Nord che sono responsabili della frustrazione delle aspettative. Cuba continuerà a lavorare per la difesa della giustizia». Attacchi gratuiti nei confronti di Washington che si è impegnata a devolvere 5 miliardi di dollari alla causa nel biennio 2008-2009. Per gli Usa la fame nel mondo non è un problema affrontato solo a parole.