Far canestro di notte fra le stelle


Oscar Eleni
da Milano Gli occhi incantati di Davide Lamma per il primo passaggio del sessantunenne Aldo Ossola, occhi azzurri di uno dei tanti ragazzi incompiuti della sua generazione alla ricerca di se stesso nella squadra di Cantù dove lo sfottono urlandogli che vogliono un giocatore e non un opinionista. Lo sguardo meravigliato di Dan Gay guardando prima Meneghin e poi Flaborea nella notte dove il basket italiano, che si sente un po' depresso dopo le bocciature europee è andato a cercare, nella festa per i 50 anni del Leone XIII, scuola importante anche nello sport, l'albero dell'acqua chiedendo ispirazione agli antenati. Grandi giocatori del passato in campo, ragazzi e famiglie ai bordi nella giornata che i campioni hanno dedicato a Giancarlo Primo, mentre gli altri hanno pensato che avrebbe potuto essere anche un memorial Mario Borella, maestro per tanti che erano in quell'arena, cominciando da Sandro Gamba, finendo a quelli che non sono stati bravi per emergere, ma fedeli nell'apprendere. Scappare dalle cose patetiche scoprendo che il console di Croazia Anchi Knego, rapito dalle immagini di Sisport, ha lasciato in fretta la sua casa milanese per raggiungere il Palalido, ritrovare amici battuti tante volte nella sua storia di campione che ha vinto tutto. Ci voleva classe e non acqua, ci voleva stile, ma quando le cose sono gestite da un anfitrione come Bruno Bogarelli, che sa far sentire tutti a casa loro, importanti come un tempo, importanti sempre, allora ci godi, applaudi il Peterson quasi commosso, insomma commosso alla sua maniera, la pancia del contropiedista De Rossi, la ginocchiera di Della Fiori, i passi da grande torero di Meneghin, idolo per tutti, alzandoti in piedi per il vecchio Flaborea, classe 1940 che indossa ancora le scarpe della sua vecchia Ignis, guardando ammirato il fisico ancora scattante di Bertolotti, Bonamico, Franco Boselli, e dell'Antonello Riva che adesso si diletta con lo sci alpinismo sul Terminillo. Ci serviva una serata di allegria da chiudere al Gallo nero con Rusconi e il Masini. Sono venuti quasi tutti, quelli che hanno avuto fortuna anche dopo, tipo Ferracini, agente elegante che sa sussurrare ai campioni bizzarri, e quelli che non sono quasi più nel giro come Caglieris, Bariviera, Bisson, Zanatta con i suoi bypass mentre Iellini è rimasto nel suo porto di Trieste, dove prepara i giocatori di rugby (ma è possibile?), Brumatti assicuratore a Gorizia e Villalta dal dentista. Fausto Maifredi, presidente federale ha premiato Luisa Primo, Rubini, Gamba. Siamo stati bene, perché se avessimo sballato ci avrebbe pensato il dottor Papetti, abbiamo ritrovato l'albero dell'acqua e poi, con Toni Cappellari, manager di classe vera, ci abbiamo bevuto sopra. Usando, però, il vino della taverna.