Come far infuriare l’Islam senza nemmeno citarlo

Ruggero Guarini

A proposito di satira sull’islam: ho appena visto un film americano che sebbene si presenti nella forma rassicurante di una sofisticata commedia newyorkese, e benché Allah, Maometto e la guerra santa non vi siano mai nemmeno nominati, è a mio sommesso parere un subdolo sberleffo sulla cosa musulmana.
Il film di cui parlo è Il diavolo veste Prada, dove chi l’ha visto sa che non appare mai nemmeno una moschea. E mai neanche un imam o un califfo, un ayatollah o un pellegrino in marcia verso la Mecca, una ragazza col velo o un’adultera lapidata. Non vi si vede mai nemmeno un minareto, una madrassa o una copia del Corano. E mai neanche l’ombra di un martire della Jihad ripreso magari mentre se ne vola beato nel suo paradiso dopo essersi fatto saltare in aria con un bel grappolo di infedeli.
Benché la fatua vicenda, che verte sui sogni e sui crucci di una graziosa ragazza combattuta fra la carriera e l’amore, si svolga pressoché interamente per le strade e negli uffici della Grande Mela, e Manhattan sia ripresa incessantemente in lungo e in largo e dall’alto e dal basso, quel volpone del regista – David Frankel – ha addirittura evitato con cura di infilarvi un solo fotogramma col minimo indizio del vuoto lasciato a Ground Zero dalle due torri abbattute appena cinque anni fa dall’orgoglio musulmano.
Insomma in tutto il film non c’è la minima allusione audiovisiva all’Islam e al suo risveglio. Eppure, a dispetto di tutto ciò, fa pensare ininterrottamente proprio a quella cosa lì: all’Islam e al suo risveglio. E come lo ottiene questo effetto? Lo ottiene appunto ignorandolo, l’Islam e il suo risveglio. Ma evocandolo subdolamente mediante un’incessante, spensierata, spudorata esaltazione di tutto ciò che esso disprezza.
Dal primo all’ultimo fotogramma questo incantevole film è infatti sempre e soltanto un’apologia sfrenata di tutte le cose, nessuna esclusa, che l’Islam detesta: moda, donna, vanità, bellezza, profitto, ricchezza, frivolezza, ambizione e potere femminile, edonismo, carrierismo, consumismo, individualismo, gioielli, eleganza, lusso, libertà, illusione, alienazione, pubblicità, cinismo, successo, spreco, grattacieli e mille luci di New York, vetrine luccicanti, lingerie e cosmetici da fiaba, astutissimi froci d'alto bordo al servizio di tiranne miliardarie, bambinacce dei quartieri alti, madornali bistecche al sangue, tanta roba vestimentaria inutile e scicchissima tipo borse strepitose, tacchi vertiginosi, manteaux e fourreaux da strega di Biancaneve, tubini e cloches e bonnets birichini, gagliardissime guépières, spettacolari coiffures, tante feste con tanto champagne, e ovviamente tante femmine imperiose al vertice di imperi assolutamente futili e lucrosi con armenti di poveri maschi al loro guinzaglio, insomma potenza e fascino del Capitale all’ombra della Femmina...
Il modo più efficace e anche elegante di ridere dell’Islam non potrebbe dunque essere proprio questo: cantare, celebrare e glorificare sfacciatamente tutte le fatue delizie del nostro Grande Satana in gonnella ignorando ostentatamente il disprezzo, il rancore, le rampogne, le minacce e l’esistenza stessa dei tetri angioletti di Allah?
guarini.r@virgilio.it