«Per fare il chirurgo ho spiato i malati»

da Roma

Il timido Andrea Di Stefano, 34 anni appena compiuti, un esordio bruciante al cinema con Il principe di Homburg diretto da Marco Bellocchio, ha una preoccupazione: se Medicina generale avesse successo, non saprebbe come comportarsi. Dice: «Vivrei la popolarità con grande imbarazzo perché, vede, io conduco una vita semplice. Sono un solitario e mi piace girare per mercatini o passeggiare per strada senza esser riconosciuto».
Dovrebbe però essere allenato. Per cinque anni è stato il compagno di Valeria Golino.
«Se si ha un carattere schivo come il mio, non ci si abitua mai. E infatti Valeria e io evitavamo in tutti i modi occasioni mondane e locali pubblici, proprio per non incappare nei paparazzi».
Come ha preparato il personaggio del dottor Pogliani?
«Andando in ospedale a spiare i medici del Policlinico Umberto primo di Roma, prima dell'inizio delle riprese. Passeggiavo lungo i corridoi e ascoltavo le loro considerazioni sui malati, osservavo come si muovevano, entravo in sala operatoria per assistere ad un'operazione chirurgica. Ma soprattutto mi mettevo a parlare del loro lavoro nei momenti di pausa, quando magari qualche dottore andava in terrazza a fumarsi una sigaretta. Innanzitutto volevo essere credibile come medico».
E alla fine quanto c'è di lei in Pogliani?
«Abbastanza. È uno che dice ciò che pensa, come me. Ed è simpatico, ha un approccio diretto, direi frontale con le altre persone. Mi riconosco meno, invece, nel ruolo di sciupafemmine».
Lei ha lavorato molto per il cinema, in Angela di Roberta Torre, in Cuore sacro di Ferzan Ozpetek. E anni fa a Los Angeles ha girato Hotel di Mike Figgis. Com'è stato l'impatto con la fiction?
«Non sono di quegli attori che considera la recitazione televisiva di serie B tanto che in passato ho lavorato anche per diverse fiction. Certo, i ritmi sono diversi, più serrati rispetto al cinema. E poi stare tredici mesi sullo stesso set è abbastanza faticoso. Ma se mi proponessero di interpretare anche la seconda serie di Medicina generale, non mi tirerei indietro. Mi sono davvero affezionato alla troupe, al mio personaggio e al suo stetoscopio rosso. Che spero mi venga regalato a fine produzione».