Come fare il giro del mondo in quattordici racconti

Viaggiare è prima di tutto un’esperienza mentale. Andiamo in posti che abbiamo immaginato, di cui abbiamo letto, che ci hanno raccontato. Il viaggio, quindi, è un continuo riscontro tra una mappa mentale, suggestiva e mitopoietica, e la realtà. È ben riuscito e appagante quando sposa felicemente i due piani, quando troviamo le sensazioni che speravamo, magari arricchite da un pizzico d’avventura, insaporite quel che non ti aspettavi ma che speravi.
Andrea Semplici nel suo Viaggiatori viaggianti, da Bob Marley a Che Guevara (Terredimezzo, pagg. 214, euro 17) racconta al lettore proprio quest’esperienza, in una versione di «lusso». In quattordici viaggi, che gli hanno fatto fare il giro del mondo, si è concesso il privilegio di percorrere, a suo modo, itinerari di personaggi famosi. Ne sono nati altrettanti racconti che accompagnano chi sfoglia le sue pagine sui percorsi di viaggio che sono diventati leggenda o mito generazionale. Un viaggio di carta per scoprire cosa è rimasto delle «antiche rotte» di alcuni viaggiatori che hanno segnato, con le loro avventure, l’immaginazione. Giusto per fare qualche nome: Arthur Rimbaud, Ibn Battuta, Francisco Coloane, Pablo Neruda. Ma anche personaggi che esistono soltanto sulla carta: Sandokan e l’eroe di china per eccellenza, Corto Maltese.
Nel farlo questo fiorentino classe 1953, che nella vita fotografa e scrive guide africane, ci mette quel giusto di ironia e di distacco che riescono a rendere divertente il gioco, a evitare lo stucchevole: «Ecco il vostro eroe sulle tracce del grande letterato viaggiatore».
Così se Tadjurah, la spiaggia africana di Arthur Rimbaud, poeta ragazzino che rinnegò la penna per imbracciare il fucile del legionario, è ancora incontaminata e fa sognare la memoria, il viaggio in argentina sulle orme di un giovane Guevara motociclista, e ben lontano dalla politica, sembra molto più deludente. Schiacciato dall’incombere del presente. Per le strade di San Martín de Los Andes il moderno turista si sente come sulle alpi svizzere, alberghi che si chiamano Edelweiss, e ristoranti con il poco suggestivo nome di Vecchia Monaco ammazzano ogni velleità di ripercorrere le strade in cui rombò la moto Norton più famosa del mondo: la «poderosa II». Ancora peggiore, per certi versi, il destino della Labuan di Sandokan diventata un gigantesco centro d’affari.
Ma, in fondo, anche la delusione fa bene al viaggiatore, gli regala quella malinconia che insegna il senso del tempo. Semplici racconta bene anche quella, senza abusarne. Come non abusa del lettore nella lunghezza delle sue narrazioni. E la brevità e la scorrevolezza, fanno di questo librino un buon compagno di viaggio. Metaforicamente o no.