«Faremo decollare Malpensa» Ecco tutte le virate del premier

Prodi sostenne lo scalo milanese e si scontrò con l’Unione europea. Ora vuole penalizzarlo a vantaggio di Fiumicino

Emanuela Fontana

da Roma

«Non c’è concorrenza con Roma, in passato ci sono stati fraintendimenti, ma tra gli aeroporti di Malpensa e Roma c’è complementarietà. È il sistema Italia che è un’occasione straordinaria. Bisogna fare sistema». Stati Generali di Milano, 13 giugno 1998. Il presidente del Consiglio Romano Prodi parlava alla platea per difendere Malpensa dagli attacchi delle compagnie aeree straniere e dai «nemici» di Bruxelles, che con il commissario ai Trasporti Neil Kinnock sollevavano quotidianamente perplessità sul progetto. La data di inaugurazione era fissata per il 25 ottobre, nello scalo gallaratese si lavorava a ritmi serrati per rispettare i tempi di consegna, ma in sede europea si profilava un «no» all’apertura per una serie di motivi, non ultimi quelli infrastrutturali, a causa dei collegamenti non ancora completati con Milano. Otto anni dopo il ruolo di Malpensa è a rischio, il vicepremier Francesco Rutelli lo definisce il «tallone d’Achille» di Alitalia, il suo ruolo di hub la «causa dei grossi problemi» della compagnia, ma nell’estate del ’98 l’aeroporto per il governo di centrosinistra era una «priorità».
Prodi battagliava. Scriveva lettere a Kinnock, come quella del luglio dello stesso anno, in cui, di fronte a un fax minaccioso sulle imminenti decisioni europee, rispondeva spiegando che a Malpensa «sono collegati sviluppo economico e sviluppo dell’occupazione di tutta Italia». Telefonava al presidente della commissione Jacques Santer per difendere «il ruolo di hub internazionale» di Malpensa.
C’era addirittura «pieno accordo» con il presidente della Lombardia Roberto Formigoni, «nella linea di difesa intransigente dell’aeroporto di Malpensa 2000 come hub e del suo valore strategico».
Che poi Malpensa non abbia portato fortuna a Prodi, perché a una settimana dall’inaugurazione il premier venne sfiduciato per essere sostituito da Massimo D’Alema, è un particolare di contorno, perché in quei mesi prima della nascita del nuovo aeroporto, fu l’allora presidente del Consiglio a difendere il ruolo di hub del grande scalo del nord in sede europea. Con Claudio Burlando, allora ministro dei Trasporti.
Il 25 agosto, al termine di una riunione con le autorità milanesi, con il ministro Burlando e con il sottosegretario alla presidenza Enrico Micheli, Prodi dichiarava: «Nei prossimi giorni porteremo avanti le nostre legittime istanze perché possa nascere Malpensa, perché l’Italia possa avere un suo hub del nord, fiore all’occhiello della politica dei trasporti in Italia». Già agli Stati Generali di Milano il presidente del Consiglio aveva garantito: «L’aeroporto di Malpensa parte e noi stiamo facendo ogni sforzo perché diventi bello».
E dopo il primo giudizio negativo di Bruxelles, pur di difendere l’hub lombardo, aveva sfidato la Ue: «Ci siamo trovati unanimi nel ritenere la decisione dell’Ue ingiusta e ingiustificata, che crea un pericoloso precedente di ingerenza in capitoli che sono riservati alla politica interna di un Paese».
Il ministro Burlando, invece, a luglio parlava degli sforzi del governo su Malpensa, spiegando che erano stati stanziati, solo per i collegamenti con l’aeroporto, «mille miliardi» (di lire, ndr), per dare «ulteriore segnale all’Ue e alle amministrazioni locali sull’impegno del governo ad andare avanti». All’epoca Francesco Rutelli non faceva parte del governo, ma era sindaco di Roma, e in quel ruolo difendeva Fiumicino. L’esecutivo guidato da Prodi, invece, era compatto a favore del rispetto dei tempi e dell’apertura di Malpensa come «hub». In caso di bocciatura della Ue, l’Italia era pronta a ricorrere «davanti alla Corte di giustizia di Lussemburgo», minacciava Burlando. Alla fine si arrivò a un decreto bis per Malpensa sulla distribuzione dei voli che accontentò l’Ue, con la mediazione del commissario europeo Mario Monti. E così l’aeroporto ebbe il via libera, anche se con un governo appena caduto.
All’inaugurazione, il 23 ottobre del ’98, con due giorni di anticipo rispetto ai progetti, non c’era Prodi, appena dimesso, ma, in rappresentanza del governo, Enrico Micheli, ministro dei Lavori pubblici sotto il governo D’Alema e ora sottosegretario alla presidenza del Consiglio nel governo Prodi. Si arrivava in ritardo all’apertura, commentò, «ma in tempo perché Milano possa essere quella grande capitale del traffico internazionale che merita di essere». Micheli volle ringraziare in particolare l’assente Prodi, «che ha avuto sempre a cuore questo progetto». «Ora - sottolineò il ministro - c’è l’impegno solenne del governo perché le infrastrutture vengano fatte e i nostri impegni con l’Europa rispettati».