Farina dopo il patteggiamento si dimette dall’Ordine

La Procura chiede la sua radiazione. L’ex vicedirettore di «Libero» però gioca d’anticipo

da Milano

Prima dell’ultimo consiglio nazionale che avrebbe dovuto decidere sulla sua radiazione dall’albo, Renato Farina, l’ex vicedirettore di Libero già sospeso dodici mesi per i rapporti tenuti col Sismi nel sequestro Abu Omar, anticipa tutti e si dimette dall’Ordine, consegnando il tesserino nelle mani del presidente lombardo dell’Odg, Franco Abruzzo. Una mossa che spiazza gli organi disciplinari chiamati a giudicare nel merito, a fine mese, il ricorso di Farina e quello della procura generale della Repubblica che, dopo la delibera regionale di sospensione per l’ex agente «Betulla», considerata troppo mite, ha chiesto al Consiglio di rivedere la decisione e applicare la massima sanzione prevista, e quindi la radiazione.
Il Consiglio nazionale aveva già respinto la richiesta di sospensiva della sanzione inflittagli dall’Ordine lombardo. Nel frattempo Farina, accusato di favoreggiamento in sequestro di persona, aveva patteggiato una condanna a sei mesi convertita in pena pecuniaria. Ora sarebbe toccato di nuovo al Consiglio nazionale pronunciarsi. Ma a questo punto, non essendo più giornalista, per Farina non sarà più applicabile la misura chiesta dal Pg. La decisione di Farina, come confermano persone a lui vicine, sembra quindi essere dettata dalla volontà di sottrarsi al giudizio e sfuggire, anticipandola, alla radiazione. E anche di poter tornare a firmare i pezzi su Libero, come opinionista senza incarichi nella redazione, il cui Cdr ieri ha confermato la solidarietà all’ex vicedirettore (oppure ancora assumere ruoli manageriali nell’editrice, come suggerisce qualcuno). In realtà non è così chiaro cosa possa succedere adesso. Il segretario dell’Ordine nazionale dei giornalisti, Vittorio Roidi, uno dei giudici di Farina, spiega al Giornale che «le dimissioni non comportano automaticamente la cancellazione del procedimento disciplinare». In sostanza, sostiene Roidi, il consiglio potrà comunque decidere una sanzione per Farina, e questo peserà nel caso di una futura richiesta di reiscrizione all’Ordine, tecnicamente possibile dopo 5 anni. In questo senso la mossa di Farina avrebbe come unico effetto quello di evitare una pena pesante, ma non risolve granché. Anche perché appare intempestiva, alla vigilia dello scioglimento del Consiglio nazionale da lui considerato «nemico» e orientato alla pena più severa, prima cioè delle elezioni per il rinnovo delle cariche all’Odg a maggio.