«Per farli votare li cerco anche nei bagni»

Il senatore ds che richiama i colleghi in Aula: «Vivo sotto stress ma ho accettato per spirito di servizio. Non ci sono traditori, solo distratti»

da Milano

Dice che il compito sarà pure ingrato, eppure «è sempre meglio che fare il segretario dei Ds», come ha fatto per 14 anni in Basilicata, o il presidente di Regione. Comunque, quel faticoso ruolo di «buttadentro» lo ha accettato «per spirito di servizio», e certo non può mollare proprio ora che lo spirito di servizio è il solo collante in cui l’Unione possa sperare. Antonio Boccia ha 63 anni, è un senatore dell’Ulivo e fa il guardiano della maggioranza.
Nell’aula di Palazzo Madama dove a ogni votazione il governo traballa, lui controlla le presenze dei colleghi, si assicura che votino come spirito di coalizione comanda, se si assentano sul più bello li va a cercare, financo alla toilette, come è successo l’altra notte con la senatrice a vita Rita Levi Montalcini. Ma è stato solo un gesto di cortesia, assicura: «Si era allontanata per non partecipare al voto sull’articolo che riguardava l’Istituto di ricerca che presiede. Quando ha saputo che a causa della sua assenza il centrosinistra “andava sotto” ha chiesto di rientrare».
Non ha inseguito Clemente Mastella, invece: il ministro della Giustizia ha detto che lui pure era alla toilette, per giustificare il suo mancato voto, ma Boccia smentisce: «Mastella ha votato e si è appartato per parlare al telefono, ma era lì», del resto chissà se i due parlano della stessa votazione, visto che il governo l’altro giorno al Senato è andato sotto sei volte, mica una. È un instancabile, Boccia, o non potrebbe gestire una situazione che lo vede perennemente sotto stress, l’unico che non può concedersi un caffè, l’unico che non può fare una telefonata senza che poi si perda il conto dei presenti.
Ed è un ottimista. Si dice convinto che «la Finanziaria verrà approvata e il governo arriverà a fine legislatura», perché, parola sua, Silvio Berlusconi non sta compilando alcuna lista di dissidenti, visto che «non ci sono senatori del centrosinistra che “si vendono”, né forze dell’Unione che intendono, per ragioni politiche, cambiare schieramento». Infatti bacchetta Romano Prodi per l’appello al rispetto dei patti: «Sul decreto fiscale non vi sono state slealtà da parte dei gruppi di maggioranza». L’Idv che vota col centrodestra sul ponte sullo stretto di Messina? «Ha vinto Di Pietro ma anche il governo». Le altre sconfitte? «Distrazioni organizzative: perfino sull’emendamento del senatore Rossi, dove il centrodestra ha votato a favore con il senatore Turigliatto, la maggioranza ha perso per l’assenza non voluta di uno di noi». Insomma è vero, c’è «confusione», ma lui non si scoraggia: «Esercito un pressing discreto perché al momento del voto non ci siano distrazioni».