«Per il farmaceutico gli anni peggiori»

«Il governo abbia il coraggio di dirlo: in Italia non vi sono più le condizioni per poter essere un imprenditore farmaceutico. È un mercato dove lo Stato che gestisce la domanda di farmaci fissa tutte le regole senza neppure ascoltare gli imprenditori».
Aspre e amare le parole di Claudio Cavazza, presidente e fondatore di Sigma-Tau, una delle più grandi aziende farmaceutiche italiane con 2.400 addetti, un volume di affari che supera i 670 milioni e consociate in Europa, Usa e Africa. In 40 anni d’attività Cavazza non ricorda momenti così negativi per il settore. «Negli ultimi due anni – afferma - il mercato dei farmaci ha subito 9 manovre penalizzanti che hanno reso impossibile qualsiasi attività di programmazione. Non esistono certezze. I farmaci rimborsati dallo Stato rappresentano solo il 13% della spesa sanitaria e tale percentuale è in diminuzione, eppure si interviene sempre e solo sui farmaci e non su altre voci. Dall’1 gennaio 2006 i prezzi dei farmaci sono diminuiti in Italia del 10% con punte del 20% e sono inferiori alla media europea a volte anche del 40%. Le scelte del governo allontano dall’Italia qualsiasi investimento nella ricerca».
AstraZeneca ha appena annunciato di ridurre di 3mila unità il numero degli occupati, Pfizer ha comunicato di avere organici di 10mila persone in eccesso, Merck si sta ristrutturando. Il momento è difficile. Cosa chiedete al governo?
«Le imprese farmaceutiche devono poter essere competitive. Sono pronte a contribuire all’efficienza del sistema sanitario, a combattere gli sprechi, ma non possono finanziare con il continuo taglio dei prezzi quelle spese sanitarie che nell’ultimo quinquennio sono cresciute del 31% contro l’1,6% dei farmaci».
Con lo sviluppo dei farmaci generici e l’ipotesi di adottare i prezzi di riferimento (la prescrizione obbligatoria da parte dei medici solo di alcuni farmaci) cosa succederà?
«L’ingresso dei generici a livello mondiale sta penalizzando lo sviluppo dell’industria farmaceutica. Non si è tenuto conto che nel mondo si stanno sterilizzando linee di ricerca per patologie come ipertensione, malattie reumatiche e del sistema immunitario che sono in grande crescita. L’industria farmaceutica rischia di concentrarsi su alcune aree e di non svolgere quelle ricerche che portano ad un continuo miglioramento del principio attivo aumentandone l’efficacia e riducendone la tossicità. Purtroppo in Italia per decenni si è sviluppata una cultura antindustriale e antiscientifica. Occorre quindi una grande svolta in favore della competitività del settore».