Farmaci d’oro, truffa da 3 milioni

Truffa da tre milioni di euro alla Asl RmD. Prescrivevano senza limiti un costoso farmaco per la cura dell’epatite B e C che finiva poi al mercato nero di Paesi nordafricani. Tre medici, una segretaria e un collaboratore denunciati, due egiziani, N.K. e M.M. di 45 e 40 anni, arrestati per truffa aggravata ai danni del sistema sanitario nazionale, 1.600 confezioni di Interferone Alfa 2 pegilato sequestrate. A scoprire il raggiro la Guardia di Finanza, messa in allarme da un’indagine sulla spesa sanitaria regionale. «Ci siamo insospettiti - spiega il capitano Augusto dell’Aquila, comandante della compagnia Ostia - quando, dai dati rilevati, Ostia risultava al primo posto per consumo di questo medicinale, con picchi anomali di somministrazione in esenzione ticket. Abbiamo iniziato a monitorare alcune farmacie per agganciare gli intestatari delle ricette e seguirli. La maggior parte di questo farmaco veniva prescritto dallo stesso studio medico, sempre a cittadini egiziani». Se ogni paziente avesse assunto una minima parte di quello che ritirava sarebbe morto in poco tempo. Così gli uomini del Nucleo tutela della spesa pubblica decidono di far visita ad alcuni medici, in particolare ai tre i cui nomi compaiono maggiormente sulle ricette, non a caso operanti in uno studio associato. Tutti professionisti convenzionati e stipendiati dalla Regione Lazio. Non ci vuole molto per capire che nessuno di loro tiene conto del protocollo sanitario, ovvero del massimo di 48-50 fiale da 180 mg a settimana per paziente. Nei nascondigli utilizzati dai due cittadini egiziani residenti al Lido di Roma vengono trovate migliaia di medicine pronte per essere spedite e rivendute in madrepatria a metà prezzo, ovvero al costo di 200 euro anziché 400 l’una. Denunciato anche un collaboratore dei medici, un «corriere» che spesso ritirava la merce utilizzando, per l’esenzione, diversi codici fiscali di ignari assistiti. La vendita del materiale sequestrato avrebbe fruttato oltre 300mila euro mentre la truffa supera i 3 milioni di euro. Il medico romano di 50 anni, F.F., aveva firmato 365 ricette per un totale di 900mila euro, il collega di 55 anni, D.R., 570 ricette per 1.121.288 euro e il calabrese di 48 anni, M.I., 432 ricette per 1.100.000 euro. Denaro che, adesso, dovranno restituire secondo le modalità indicate dalla Corte dei Conti.