Farmaci e ticket, mal di pancia in Regione

(...) Una settimana dopo, durante la riunione di giunta di venerdì, l’assessore Claudio Montaldo riproporrà la stessa delibera riveduta e corretta. Mentre il presidente Claudio Burlando annunciava il ricorso al Consiglio di Stato, il suo assessore alla Sanità aveva già pronta l’altra contromossa per andare avanti sulla stessa strada già tracciata: quella di risparmiare a tutti i costi i previsti 17 milioni di euro, imponendo ai medici di curare i pazienti con un farmaco generico che pure è diverso da quello brevettato. «Il Tar ha accolto il ricorso dell’azienda che produce il farmaco brevettato perché la nostra delibera era carente di motivazione tecnica - è sicuro Montaldo -. Un problema che supereremo, anzi che è già stato superato con la creazione di un comitato tecnico scientifico che sta lavorando a queste motivazioni. E anche dal parere positivo espresso dalla commissione nazionale sul farmaco. L’Aifa, l’agenzia italiana del farmaco, ha poi ribadito l’assoluta equivalenza tra brevettato e generico».
Detta così, stesso farmaco, stessa efficacia, risparmio di 17 milioni di euro per le casse della Regione, sembra una cosa scontata e ben fatta. Ma nella sua sentenza, il Tar della Liguria ha anche ribadito che «nel bilanciamento degli interessi pubblici e privati appare prevalente quello della tutela della salute». Quando si tratta di salute, non si può guardare ai costi, impone il Tar. Ed effettivamente nei farmaci «inibitori della pompa protonica» le molecole non sono uguali. Senza ricorrere ai paroloni, significa che c’è il rischio che qualche paziente, allergico a un particolare componente del farmaco generico, possa essere costretto a usare quel farmaco imposto per legge dalla Regione che vuole risparmiare. «Se un paziente è allergico può comunque ottenere il farmaco tradizionale», ribatte l’assessore Montaldo. Ma la Regione in questo caso chiede di pagare un contributo alla spesa fino a 5 euro.
Nonostante le nuove tasse, «straordinarie» ma confermate fino a fine legislatura, i conti della Sanità della Regione continuano a non quadrare. E a mettere in difficoltà la giunta Burlando. Che ieri in consiglio regionale è stata costretta a scendere a patti con l’opposizione sui nuovi ticket decisi dal governo Prodi. E ad ammettere che l’annuncio trionfale di Burlando («dal 1° aprile non si pagheranno più i 10 euro») per ora è solo una promessa, magari sorretta da buone speranze di essere mantenuta, ma pur sempre una promessa. Sia da sinistra, sia da destra erano stati presentati documenti per chiedere alla Regione di fare qualcosa per togliere i ticket. Si è pensato di fare una mozione comune, condivisa. Ma Sandro Biasotti chiedeva una posizione molto netta, senza fraintendimenti. Visto che lo stesso Burlando l’aveva già annunciato, chiedeva che la mozione imponesse la cancellazione dei ticket e poi semmai un impegno della giunta a chiedere al governo di farsi carico di trovare i soldi necessari. Da sinistra, no. Volevano una posizione all’unanimità per dire che anche la Liguria, come tutte le altre Regioni, faccia pressioni sul governo. Senza scrivere che, nel caso Prodi non accetti la richiesta, la spesa dei ticket, invece di farla pagare ai liguri, venga coperta in qualche modo dalla Regione. Alla fine i consiglieri di An, Forza Italia e Lista Biasotti non hanno partecipato al voto. La mozione ha incassato 25 «sì», l’unanimità dei presenti. Giusto per non rischiare che qualcuno strumentalizzi un «no» pur se motivato.