Farmaci nei supermercati A Milano nessuno li vende

Solo gli ipermercati dell’hinterland a Limbiate e Assago hanno i 3.500 medicinali acquistabili senza ricetta

Supermercati potenzialmente abilitati a vendere farmaci: decine. Supermercati che effettivamente vendono farmaci: zero. Fotografia di Milano dove il decreto Bersani, relativamente alla parte che riguarda la liberalizzazione del commercio di medicine da banco, stenta a decollare. La grande distribuzione, in città, non ha ancora dato avvio alla vendita dei circa 3.500 prodotti acquistabili senza ricetta medica.
E i cittadini che vogliono risparmiare sono costretti ad andare ad Assago o Limbiate, dove due ipermercati hanno dato avvio alla distribuzione. «Il ritardo dipende unicamente da problemi legati alla logistica - spiegano dalla Coop -. Per poter aderire all'iniziativa è infatti necessario modificare lo spazio commerciale per creare una minifarmacia all'interno del negozio». «Da parte nostra - dicono i responsabili di Esselunga - non abbiamo ancora dato avvio alla vendita dei medicinali in nessuna città. Valuteremo nel prossimo futuro cosa fare». Il fenomeno non riguarda solo Milano. Le difficoltà sono legate proprio all'esigenza di ricavare, all'interno dell'esercizio, uno spazio separato e dedicato al commercio di medicine. E all'esigenza di assumere un farmacista. «Il provvedimento - chiarisce Paolo Gradnik, di Federfarma Lombardia - impone vincoli troppo onerosi per i piccoli negozi, che normalmente sono in città. Gli unici potenzialmente in grado di aderire sono i grandi centri commerciali, che tradizionalmente sono concentrati nell'hinterland. Meglio sarebbe stato prendere esempio dai Paesi anglosassoni, dove i farmaci distribuiti fuori dalle farmacie sono solo una settantina e la loro vendita non impone la presenza di un medico e di un'apposita struttura perché è effettuata con un sistema di self service». A denunciare il fenomeno sono anche le associazioni di consumatori, per le quali, però, la causa risiederebbe in una sorta di accordo stretto dai distributori di medicine. «Abbiamo registrato un atteggiamento ostruzionistico da parte dei fornitori nei confronti della grande distribuzione - conferma Marco Antonelli del Codacons -, perché vendendo ai farmacisti riescono a ottenere ricavi maggiori. Abbiamo anche chiesto l'intervento dell'Antitrust e del ministero della Salute». Da parte sua, l'Associazione distributori farmaceutici non conferma e non smentisce. «Tempo fa - raccontano - abbiamo inviato una circolare ai grossisti invitandoli a vendere medicine sia alle farmacie sia a tutti gli altri esercizi autorizzati. Il nostro dovere lo abbiamo fatto, ma non possiamo essere certi che ogni singolo fornitore si sia attenuto all'indicazione». Fatto sta che i cittadini, che avevano sorriso sperando di poter risparmiare fino al 40 per cento, sono costretti a percorrere chilometri per raggiungere l'agognata convenienza. «Se voglio approfittare degli sconti - dice Roberto, pensionato settantenne - devo prendere i mezzi e raggiungere Assago. Fino a questo momento l'ho fatto una volta sola. Il viaggio è troppo lungo e faticoso».