La farmacia si fa bella e si divide per quattro

Succede regolarmente alle 8.31 del mattino: la signora e sua figlia escono dal cancello trafelate, con passo veloce e colpevole. La scuola è lì, a 50 metri di strada. E la porta è già chiusa da un minuto, ma leggendo le loro facce sembra che stia succedendo per la prima volta. Invece è sempre così, alle 8.31 di ogni mattina: il ritardo. Ci sono persone insomma che non sanno vivere in altro modo, quasi come una missione: c'è un orario?, io arrivo dopo. Capita con colleghi che giurano il falso promettendo di far arrivare l'articolo «tra 5 minuti» - anzi «tra 5 minuti ce l'hai» - e poi ogni volta accampano scuse sempre più incredibili perché dopo un'ora ancora non s'è visto nulla. Oppure con amici ai quali bisogna sempre dare un appuntamento almeno mezz'ora prima del dovuto sapendo che li vedrete almeno un quarto d'ora dopo. «Sono in moto, sto arrivando»: in realtà si stanno appena mettendo il casco a casa. Però, in effetti, è comunque colpa nostra che viviamo nell'ansia della puntualità. E anzi, scusate, adesso devo proprio andare: tra 30 minuti ho un appuntamento e mi hanno avvisato che sono quasi già arrivati. Vado. E mi porto dietro un libro, non si sa mai...