Farmacie? I bancomat dei balordi

È un’escalation: negli ultimi tre anni oltre il 60 per cento dei farmacisti è stato rapinato dai malviventi

Nelle farmacie è sempre più vivo il problema della sicurezza. I dati raccolti nel corso di un’indagine condotta dall’Ordine provinciale dei farmacisti non lasciano dubbi. «Abbiamo inviato un questionario ai titolari e ai direttori delle farmacie al fine di valutare l’incidenza degli eventi criminosi a danno della categoria - illustra Margherita Scalese - e i risultati ottenuti finora, per quanto parziali, forniscono indicazioni interessanti». Negli ultimi tre anni oltre il 60 per cento delle farmacie dislocate nella capitale ha subito una o più rapine. Dal monitoraggio effettuato emergono anche le zone e gli orari a rischio. Particolarmente grave la situazione riscontrata in alcuni quartieri come Tor Bella Monaca, Portuense e Tiburtino. Nello specifico, i municipi con il maggior numero di rapine all’attivo sono, in ordine decrescente, il V, il XV, l’VIII, il XVI e il II. La percentuale delle farmacie colpite in queste aree è compresa tra il 70 e il 90 per cento.
Bersaglio di assalti efferati, le farmacie sono diventate oggetto di un escalation di violenza che dà luogo sempre più di frequente a episodi di una ferocia inimmaginabile. «Certe cose pensavo che le avrei viste soltanto al cinema», esordisce il titolare di una farmacia a Torrevecchia. Vittorio Contarina ha 31 anni e non ha nessuna intenzione di diventare un eroe. «Ho subito 5 rapine in 6 mesi - racconta con un filo di disperazione - tutte a mano armata». La sua è la tipica zona calda. Non distante da quello che a Torrevecchia viene comunemente chiamato il bronx, ovvero la vallata dove sorgono i complessi popolari dell’Iacp «L’ultima rapina risale a settembre - prosegue Vittorio Contarina - in quella occasione i banditi hanno giocato alla roulette russa con mio padre. Gli hanno puntato la pistola sulla tempia e hanno premuto il grilletto due volte». Una scena di una spietatezza tale da averlo spinto a intraprendere una battaglia in difesa della categoria. «Le farmacie svolgono un servizio pubblico ed è per questo che la loro sicurezza va tutelata». Oggi Vittorio Contarina aspetta con rassegnazione di subire la prossima rapina. È solo questione di tempo, dice. «Finché non ci sarà un presidio fisso delle forze dell’ordine le cose continueranno ad andare nello stesso identico modo».
Un altro caso emblematico è Mauro Dominici, proprietario di una farmacia a Cinecittà, balzato agli onori della cronaca prima dell’estate, quando, nel giro di una ventina di giorni, a cavallo tra aprile e maggio, è stato vittima di un paio di rapine. «La prima volta hanno fatto irruzione con un fucile a canne mozze - racconta - la seconda, invece, si sono presentati in farmacia armati di un’accetta». In entrambi i casi è successo tutto così in fretta che Mauro dice di non aver avuto nemmeno il tempo di pensare. «In certe situazioni la cosa migliore da fare è non reagire, evitare movimenti bruschi, assecondare il criminale per quanto possibile». In seguito per incastrare i ladri è tornato utile l'impianto di video sorveglianza che Mauro aveva da poco fatto installare. Gli esperti di sicurezza, altrimenti, consigliano di ricorrere a un vetro antiproiettile. Una soluzione che i farmacisti però ritengono non idonea. «Il contatto con il paziente - insiste Dominici - è una componente fondamentale nel nostro mestiere».
Per porre un freno alla recrudescenza di questi episodi criminosi, carabinieri e ordine dei farmacisti hanno lavorato a una strategia condivisa. «L’aggravarsi del fenomeno richiede la massima attenzione - ha dichiarato il Comandante Provinciale dei carabinieri Vittorio Tomasone - le farmacie sono diventate degli obbiettivi sensibili che necessitano di un'azione di prevenzione mirata».