«Farmacie, orari più lunghi anche nei paesini lombardi»

Disegno di legge di An in commissione. I farmacisti: «Così un servizio migliore per tutti, potremmo fare da capifila»

Niente più chilometri macinati in auto a caccia di una farmacia aperta. Anche sotto casa sarà possibile trovare tutte le medicine che servono. A breve gli orari delle farmacie diventeranno più flessibili in tutta la Lombardia. E quando si dice tutta la Lombardia si intendono anche quei paesini sperduti dimenticati da Dio dove la domenica o la sera, per comprare un’aspirina, bisogna per forza salire in macchina. Ad ampliare i turni infatti non saranno solo le farmacie del centro delle grandi città, ma anche le più piccole. La proposta, avanzata da Federfarma, è stata trasformata in progetto di legge dal consigliere di Alleanza Nazionale, Carlo Maccari. Al momento è in discussione alla commissione consiliare Salute in Regione Lombardia e presto potrà approdare nell'aula del parlamento lombardo per poter diventare legge.
Aumenteranno i turni domenicali e gli orari di apertura durante l'arco della giornata, compresa la pausa pranzo. Farmacie non stop? Non proprio, ma siamo sulla buona strada. «Credo sia un progetto straordinario - commenta la presidente di Federfarma Milano e Lombardia, Annarosa Racca - perché consente di adeguare gli orari delle farmacie alle aspettative dei cittadini e di mantenere capillare il servizio, con turni intensificati anche nelle periferie. Anche in questa occasione, la Lombardia può fare da capofila».
Federfarma ha avanzato una proposta simile anche al Governo per aumentare la flessibilità degli orari di apertura, curare maggiormente il decentramento nella distribuzione degli esercizi commerciali, aumentare il numero delle farmacie presenti sul territorio, sia tenendo conto delle distanze sia del numero degli abitanti: in base alle nuove regole ci sarebbe una farmacia ogni 3.800 abitanti e non più una ogni quattro-cinquemila come avviene adesso. Per ora l'emendamento, che permetterebbe l'apertura di 2.500 farmacie in più, è fermo in commissione al Senato. «Credo che l’iter della legge sia più veloce in Lombardia - commenta il presidente Racca - ora a Roma è tutto bloccato».
Dal punto di vista della sicurezza, assicura Racca, non cambia nulla per chi sta dietro al bancone: «Aumentare le ore di apertura durante il giorno non comporterà nessun rischio e non modificherà la situazione rispetto ad ora». Di flessibilità i farmacisti ne hanno dimostrata eccome: prima con la liberalizzazione voluta dal decreto Bersani e la concorrenza con i supermercati per la vendita dei farmaci da banco. Poi, dall’inizio di quest’anno, con lo «scontrino parlante», per consentire ai clienti di detrarre le spese farmaceutiche dalla dichiarazione dei redditi. Problemi? «Non direi - sdrammatizza a nome dei farmacisti Annarosa Racca - alla fine ci si è adattati. Grazie ai lettori ottici, l’inserimento del codice fiscale del cliente alla cassa avviene in un modo che definirei snello. Non si verificano rallentamenti nel servizio dei clienti». «Le farmacie della nostra associazione sono vitali e precursori di quella che potrà essere la farmacia del futuro - chiarisce Racca -. Col supporto delle autorità Regionali è possibile fare ancora di più».