Farmacisti: «Via dal Servizio sanitario»

Emiliano Farina

da Roma

Il governo serra a doppia mandata la porta del dialogo spiegando che ormai i giochi sono fatti. I farmacisti ribattono che se nell’incontro di lunedì il ministro Bersani non recepirà le loro richieste, chiuderanno nuovamente le farmacie per protesta e scenderanno in piazza.
Federfarma, la federazione nazionale dei titolari di farmacie private, non è intenzionata a farsi da parte e annuncia un nuovo sciopero per mercoledì 26. Non solo. La minaccia al governo è quella di disdire la convenzione con il Sistema sanitario nazionale (Ssn) e di organizzare altre azioni di protesta contro le società di distribuzione delle grandi multinazionali e di quelle produttrici di farmaci di fascia «C», pagati direttamente dal cittadino.
Tra le richieste che Federfarma sottoporrà al ministro delle Attività produttive, Pierluigi Bersani, c’è quella di inserire nel decreto una misura contro la creazione di catene di farmacie che possano mettere in crisi quelle indipendenti. Ma anche di verificare quali farmaci possono essere venduti senza obbligo di ricetta - quindi nei supermercati - e quali no. «Le nostre richieste - sottolinea la categoria - sono perfettamente in linea con lo spirito del provvedimento». Ma Bersani risponde che «ormai il percorso delle liberalizzazioni è incardinato e tutte le correzioni che potevano essere apportate sono state fatte. I futuri incontri come quello di lunedì saranno utili in prospettiva di eventuali riforme dei vari settori». Il movimento nazionale dei liberi farmacisti (Mnlf) attacca Federfarma («la minaccia di sciopero è un ricatto»), mentre il Codacons annuncia di aver già preparato le prime 150 denunce contro i farmacisti che hanno partecipato alla serrata di mercoledì scorso.