«Farmaco abortivo, mai informati da Nicolini»

Il portavoce di Formigoni: «La Turco si è mossa, ma non nella direzione auspicata dal sindacato. Vuole accertare le responsabilità del professore». Il medico: «Non ho comunicato nulla? Perché avrei dovuto?»

Marisa De Moliner

L'aborto farmacologico del Buzzi scatena uno scontro politico per interposta persona tra Livia Turco e Roberto Formigoni. La Cgil invoca l'intervento del ministro alla Salute affinché faccia rientrare nei ranghi il presidente della Regione colpevole, a suo dire, di «andare oltre il suo mandato perché entra politicamente in scelte che riguardano i medici». «Tutte menzogne» controbatte il governatore, che ha dato mandato al direttore generale dell'ospedale d'istituire una commissione esterna d'esperti che faccia luce sulla vicenda.
«Una vicenda di cui eravamo completamente all'oscuro, ora vogliamo vederci chiaro», sottolinea Carlo Lucchina, il direttore generale dell'assessorato alla Sanità replicando alle dichiarazioni rilasciate in un'intervista da Umberto Nicolini, il primario dell'ospedale dei bambini secondo cui il Pirellone era al corrente tramite le Sdo, le schede abbinate alle cartelle cliniche che vengono inviate all'assessorato regionale alla Sanità. Una dichiarazione che il professor Nicolini non riconferma a Il Giornale precisando «che le sue affermazioni sono state travisate e che non ho compilato le Sdo perché non sono di mia competenza. Non ho comunicato nulla alla Regione, perché avrei dovuto farlo? Non sono tenuto a farlo». È tenuto, invece, a rendere conto del suo operato a Francesco Beretta, direttore degli Istituti Clinici di Perfezionamento di cui il Buzzi fa parte. E lo ha già fatto ieri quando appena ha ripreso servizio. Settimana scorsa quando è scoppiato il caso era a un congresso in Gran Bretagna. In una relazione di dieci pagine, corredate da un’altra trentina di letteratura internazionale sull'impiego del Metotrexate negli aborti, ha documentato d'aver in quattro mesi praticato farmacologicamente l'interruzione volontaria di gravidanza con il farmaco su 36 donne delle 415 che si sono rivolte alla sua struttura. Per due di loro l'aborto medico non ha però funzionato e il chirurgo ha dovuto ricorrere al bisturi. Tutto perfettamente lecito? È ciò che dovrà scoprire la commissione di esperti inviata dal ministero della Salute e che sarà all’opera da oggi insieme alla direzione generale dell’ospedale: professori universitari di ostetricia e medicina legale. «A loro- spiega Francesco Beretta - toccherà scoprire se le interruzioni volontarie di gravidanza con il Metotrexate sono state praticate con correttezza e se le donne coinvolte sono state adeguatamente informate e assistite. Gli esperti dovranno anche chiarire se c'è stata o no una violazione della legge 194. Perché anche se una parte del trattamento è avvenuta al Buzzi il prodotto del concepimento è stato espulso altrove».
Una preoccupazione quella per l'eventuale violazione della legge sull'aborto che sta a cuore anche al governatore Roberto Formigoni che appena venuto a conoscenza dell'aborto farmacologico del Buzzi aveva invitato il direttore degli Istituti Clinici di Perfezionamento a bloccarlo. Un'azione che non è piaciuta alla Cgil che lo accusa di farne un caso politico mentre è proprio la responsabile della Sanità della Camera del Lavoro, Fulvia Colombini, a fomentare uno scontro tra Livia Turco e Roberto Formigoni, accusando quest'ultimo di ingerenze non dovute. Il ministro alla Salute in questa vicenda «viene tirato per la giacchetta» perché per ora il suo interessamento è stato corretto e assolutamente non polemico. Ha, infatti, dato mandato all'Agenzia Italiana del Farmaco d'acquisire tutte le informazioni necessarie per la valutazione del caso affinché vengano adottate iniziative che pongano fine all'uso improprio del Metotrexate. E le ingerenze di Formigoni? Per lui replica il portavoce Lorenzo Colombo: «Nel tentativo di colpire il presidente della Regione la Cgil mette insieme argomenti poco coerenti tra loro, invocando anche l'intervento del ministro Turco, che già di sua iniziativa ha deciso d'aprire un'inchiesta, ma non nella direzione auspicata dalla Cgil, bensì a carico del primario del Buzzi».