La Farnesina ai turisti italiani: "Non partite"

Sconsigliati i viaggi per il Paese africano: nessun passeggero ieri sul volo Malpensa-Mombasa. Sono cinquemila i nostri connazionali presenti nel Paese africano

Milano - Una calma serena, una doverosa prudenza, ma anche un responsabile senso di preoccupazione. La miccia kenyota della rivolta, che continua a bruciare e a serpeggiare senza apparente controllo, innescando l’esplosione della violenza omicida in quello che fino a ieri era per tutti soltanto il Paese dei grandi tramonti e del «mal d’Africa», tiene impegnata ormai da giorni l’Unità di crisi del nostro ministero degli Esteri. Che pur volendo evitare un ancor più pericoloso panico ingiustificato, non può fare a meno di mettere in guardia sia i nostri connazionali che in Kenya si trovano già, sia quelli intenzionati comunque a recarvisi, nonostante le raccomandazioni in senso contrario espresse dalla Farnesina.
Raccomandazioni che sembrano aver avuto i loro primi effetti. Ieri sera, infatti, nessun passeggero è partito dall’aeroporto di Malpensa diretto a Mombasa. Un Airbus 300 della Livingstone-Lauda ha fatto invece scalo a Zanzibar, proseguendo poi alla volta di Mombasa per imbarcare i passeggeri previsti per i rientri odierni in base alla normale operatività; mentre è stato cancellato del tutto un volo «vip» da 60 posti diretto a Malindi.
Nel Paese africano, del resto, nonostante non siano stati finora registrati atti violenti nei confronti di turisti stranieri, «la situazione è grave e può degenerare ulteriormente», ha dichiarato Elisabetta Belloni, responsabile dell’Unità di crisi della Farnesina. E sempre il nostro ministero degli Esteri, attraverso il sito internet www.viaggiaresicuri.it, suggerisce appunto agli italiani «di rinviare i viaggi fino al ristabilimento di condizioni di normalità» consigliando inoltre «ai connazionali già presenti nel Paese di tenersi lontani dai luoghi di assembramento, informandosi anche tramite la stampa o i gestori di alberghi e resort sulle manifestazioni programmate durante il soggiorno in Kenya». Come quella indetta nella capitale Nairobi, proprio per domani 3 gennaio, dal leader dell’opposizione Raila Odinga, uscito sconfitto dall’ultima consultazione elettorale. Sconfitta che, come si ricorderà, è stata proprio la causa scatenante dei sanguinosi scontri tribali e delle stragi compiute a raffiche di mitra, a colpi di machete e a bastonate.
Non a caso la Farnesina, ha ricordato Elisabetta Belloni, ha anche chiesto agli operatori turistici italiani «di bloccare le nuove partenze e di garantire assistenza ai turisti presenti nel Paese in caso si rendesse necessario un rimpatrio». Invitandoli, se del caso, ad attivarsi per «prevedere ulteriori voli». Gli aeroporti kenyoti sono peraltro tutti aperti e operativi, pur se permangono condizioni che rendono possibili ritardi o difficoltà. Una misura preventiva quanto mai doverosa, quella del ministero, dal momento che, come ha ricordato il capo dell’Unità di crisi, l’attuale presenza italiana in Kenya è di tutto rispetto, con 5mila presenze di cui almeno 4mila costituite da turisti.
Anche il sottosegretario agli Esteri Bobo Craxi, che si trova attualmente a Mombasa, zona di alta affluenza di nostri connazionali, ha voluto aggiungere parole tranquillizzanti. «Gli italiani in Kenya, allo stato, non hanno motivo di ritenersi in pericolo. Aspettiamo qualche giorno. Penso che sulla costa a nord di Mombasa la situazione sia abbastanza calma. Non sono gli stranieri l’oggetto della protesta, ma l’esito delle elezioni». Craxi ha anche sottolineato la necessità per il Kenya di «intraprendere un cammino di dialogo istituzionale», al fine di scongiurare la possibilità che si aprano «scenari imprevedibili» e si è detto fiducioso che alla fine «prevarrà il senso di responsabilità» e che tra opposizione e presidenza della Repubblica ci sarà «una riflessione sulla situazione». Del resto «non è interesse del Kenya trasformarsi in un secondo Ruanda», ha aggiunto il sottosegretario agli Esteri.