Alla Farnesina c’è chi guadagna 650 euro al giorno

Con 237mila euro annui, il segretario generale è il più pagato del ministero. Tra le consulenze anche un’esperta di mobbing e pari opportunità

da Milano
Le coccarde sono state sostituite dai fermacravatte di tendenza, le croci di Malta dai pass elettronici, le mostrine dalle righe discrete di abiti gessati cuciti su misura. Non ci sono più gli ambasciatori di una volta, quelli di Francia e di Germania di Ventennale memoria, semidei intoccabili delle trame internazionali. A suffragare questa deriva «borghese» dei diplomatici moderni, ecco infatti cadere uno degli ultimi tabù: la segretezza dei compensi.
Già, perché dopo la pubblicazione dei redditi dei funzionari pubblici e degli 007, vale tutto. Così, nell’ottica dell’operazione trasparenza voluta dal suo collega della Funzione pubblica Renato Brunetta, anche il ministro degli Esteri Franco Frattini ha deciso di mettere on line gli stipendi dei dirigenti della Farnesina. E l’ambasciatore, oltre a non portar pena, finisce per non portar più neppure la privacy.
Certo, le cifre non sono esattamente plebee. Per gli stipendi dei 182 dirigenti comparsi nelle tabelle sul sito www.esteri.it, il totale annuo ammonta a 21,4 milioni di euro. Lavorando di calcolatrice, in media un dirigente del ministero degli Esteri dichiara poco meno di 118mila euro lordi l’anno. Trattenute previdenziali e Irpef escluse. Il re Mida è ovviamente il segretario generale, cui spettano 237.233 euro tra stipendio tabellare (legato al grado nella carriera diplomatica), retribuzione di posizione (legata alla funzione ricoperta) ed eventuali retribuzioni di risultato, che nel 2007 sono toccate a 42 funzionari particolarmente efficienti. Sono più o meno 650 euro al giorno, non male. Dal settembre scorso la carica è ricoperta dall’ambasciatore Giampiero Massolo, polacco di nascita, che ha sostituito Paolo Pucci di Benischi, cognome di antica nobiltà e carriera diplomatica altrettanto aristocratica. Almeno quanto quella di Leonardo Visconti di Modrone, il capo del cerimoniale.
Ai vertici dei guadagni della Farnesina si trovano poi i direttori generali e tutti quei dirigenti che ricoprono una posizione equiparata. A loro, a seconda del grado (ambasciatore o ministro plenipotenziario), vanno tra i 205 e i 188mila euro. E ancora vicedirettori, capi ufficio, consiglieri d’ambasciata e consiglieri di legazione, direttori di istituti, capi servizio, fino ai consiglieri ministeriali di prima e seconda fascia. Un tripudio di cariche con relativo tariffario, tutto spiegato con brunettiano puntiglio al centesimo di euro.
Oltre agli stipendi, Frattini ha rese note anche le consulenze del ministero. Poche voci, ma con un paio di chicche. Come i 13.500 euro per la consulente psico-sociale incaricata di occuparsi di mobbing e pari opportunità per conto della direzione generale (sui tailleur le stellette non si sa dove appuntarle, ecco la vera discriminazione); o come i 25mila destinati al consulente alla realizzazione del museo nazionale dell’emigrazione. Il resto è un noioso dilungarsi fra polverose pratiche legali e progetti finanziati con fondi europei.
Più interessanti sono i compensi dei due collaboratori del ministro, incaricati a maggio per durare fino a quando il governo resterà in carica: l’esperto di relazioni istituzionali, politiche e della comunicazione percepirà 110mila euro annui; il consulente per le relazioni culturali, invece, solo 80mila. Quasi c’è da invocare l’intervento dell’esperta di pari opportunità per vendicare questo divario...
Insomma, i diplomatici italiani rinunciano all’aureo riserbo che da sempre li rende personaggi letterari e cinematografici oggetto di esotica devozione. E mettono in piazza le loro dichiarazioni dei redditi. Cosa che di sicuro non sarebbe successa neppure a Faustino Bertoldi, il surreale console argentino del Bongwutsi inventato da Osvaldo Soriano in La resa del leone. Bertoldi non batte ciglio quando si trova coinvolto in una rivoluzione marxista a combattere contro dei gorilla insorti. Ma c’è da scommettere che davanti alla pubblicazione dei suoi compensi avrebbe protestato almeno un po’.