La Farnesina: "Mastrogiacomo è vivo, contatti per liberarlo"

Il giornalista di <em>Repubblica</em> è vivo. Lo comunica, in una nota ufficiale, il ministero degli Esteri. Intanto proseguono a ritmo serrato i contatti per verificare le intenzioni e le aspettative dei sequestratori per il rilascio del reporter. In giornata si era diffusa la voce di un ultimatum del mullah Dadullah, uno dei capi dei talebani: &quot;Sette giorni di tempo per ritirare le truppe o lo uccideremo&quot;<br />

Roma - "La Farnesina - si legge nella nota del ministero degli Esteri - ha ragione di ritenere, sulla base degli elementi acquisiti sinora attraverso i canali stabiliti sul caso del giornalista Daniele Mastrogiacomo, che il nostro connazionale sia in vita. Si hanno altresì indicazioni attendibili su autori del sequestro. Proseguono pertanto i contatti al fine di verificare con certezza le intenzioni e le aspettative dei sequestratori nella prospettiva dell'auspicabile rilascio di Mastrogiacomo quanto prima possibile. Non si dispone peraltro - conclude la nota - di informazioni accertate su altri aspetti della vicenda riferiti oggi dai mezzi di informazione".

In giornata si era diffusa la notizia che i talebani avrebbero posto delle condizioni per la liberazione del giornalista. La Farnesina, però, ha precisato che le notizie diramate finora non sono confermate e ha rinnovato l'appello alla stampa italiana alla massima cautela. Il ministro degli Esteri, Massimo D'Alema, ha dichiarato: "Non c'è nessuna conferma di questi messaggi lanciati e rilanciati in modo un po' avventato, a mio giudizio... Stiamo lavorando e forse ci sarà più tardi un comunicato della Farnesina". Sia il ministero sia l'ambasciatore italiano in Afghanistan, Ettore Sequi, sono tornati a porre come condizione per l'avvio di eventuali trattative con i sequestratori la prova che l'inviato è vivo. In una telefonata alla France Presse, il mullah Dadullah ha dato sette giorni di tempo all'Italia per fissare il ritiro dei soldati dall'Afghanistan e ha sollecitato la liberazione dei due portavoce del movimento, Mohammad Hanif e Abdul Latif Hakimi, arrestati di recente. Se per allora le richieste non saranno soddisfatte, "uccideremo quest'uomo", ha detto. Al momento, ha però assicurato il comandante locale dei talebani, Mastrogiacomo sta bene e si trova nel quartier generale dei talebani nella provincia di Helmand.

Ieri gli ex studenti di teologia coranica avevano assicurato che il giornalista sarebbe stato liberato se avesse dimostrato di non essere una spia. Oggi pero un altro portavoce, Hayatullah Khan, parlando via telefono satellitare da una località ignota, ha avvertito che i talebani hanno cambiato idea dopo il via libera della Camera dei Deputati, due giorni fa, al decreto sul rifinanziamento delle missioni militari. "Quel voto", ha avvertito, "ha posto in pericolo la vita del giornalista". Si moltiplicano intanto gli appelli per la liberazione di Mastrogiacomo dal mondo dello sport e dello spettacolo. Quanto alla richiesta di Dadullah di ritiro delle truppe, per il segretario dei Ds Piero Fassino "le scelte di politica estera dell'Italia non possono essere dettate dal ricatto di nessuno". Il segretario dei Comunisti Italiani, Oliviero Diliberto, ha invitato "tenere ben distinte" le trattative per il rilascio di Mastrogiacomo e la richiesta del ritiro del contingente italiano dall'Afghanistan. Secondo Pierferdinando Casini, accettare i ricatti porterebbe l'Italia "in una situazione subalterna e ridicola".