Faroni riscrive i diari di Junger per il teatro

Andrea Indini

In guerra, quello che realmente conta è sopravvivere. O come dicono alcuni, portare a casa la pelle. La Grande Guerra torna rivivere, stasera e domani, i suoi orrori e i suoi delitti sul palcoscenico dell'Atelier Gluck Arte con l'ultimo lavoro di Paolo Faroni, I ratti, spettacolo teatrale liberamente ispirato ai diari di guerra di Ernst Junger e interpretato dalla Compagnia Babygang (ore 21, prenotazioni e informazioni allo 02.6700843)
Lo spettacolo si svolge in trincea. Quando il conflitto sembra non avere più risoluzioni e le forze in campo sono stremate, i soldati, che non hanno più nulla da mangiare, trovano il modo di rendere commestibili i ratti uccisi. Parallelamente alla disperata corsa per la sopravvivenza dei militari, un tenente lavora a un'equazione che risolva, sotto il piano statistico, il conflitto e progetta il grande assalto finale: una corsa di un gran numero di uomini che scagliandosi contro il fuoco giunga dall'altra parte vincendo la proporzione numerica. Ma il grande assalto finale non avrà luogo. La ricetta dei soldati per cucinare i ratti avvelenati sarà un insuccesso.
Patrocinato della Provincia di Alessandria in collaborazione con il Comune di Asti e con la Scuola d’arte drammatica Paolo Grassi, lo spettacolo vede in scena gli attori Federico Bonaconza, Giovanni Dispenza, Lorenzo Piccolo, Andrea Pinna, Ivan Zerbinati e lo stesso regista muoversi nei panni dei soldati della Grande Guerra.
Il testo del dramma è ispirato ai diari del filosofo tedesco, scritti al momento su un taccuino, tra un attacco e l'altro, tra gli spari che fischiavano, in presa diretta. Nelle tempeste d'acciaio, Boschetto 125 e Il tenente Sturm conservano tutti la forza della cronaca delle sensazioni e delle emozioni del momento.
«Per meglio comprendere Junger - spiega Faroni - sono partito dalla riflessione che lo stesso filosofo fa sulla guerra di massa il cui oscuro e freddo demiurgo è la macchina». La massificazione dell'individuo che perde valore divenendo anonima pedina di un ingranaggio meccanico trova nella guerra la sua mortale ed esasperata evoluzione.
Il soldato, che in trincea trova nel ratto la sua controparte (come lui, è sporco, si sposta in massa, è anonimo, vive nel fango e si ciba di ciò che trova) è svuotato della sua personalità.
«È il principio di un momento ben definito, di quell'era che Junger definiva del Noi, in contrapposizione con quella che sta per terminare: l'era dell'Io».