Fascetti: «Paghiamo i brocchi e mandiamo via i talenti veri»

Gian Piero Scevola

Signor Fascetti, Cassano è un giocatore del Real Madrid...
«Meno male che se ne è andato dall’Italia, era ora».
Come: meno male? Si spieghi.
«In Italia non sanno posizionare e considerare certi talenti. Se Cassano non gioca da noi, vuol proprio dire che il calcio sta andando a rotoli».
Ma lasciarlo andar via non è una sconfitta per il nostro calcio?
«È grave perderlo. E qui sta la cecità dei nostri club. Sarebbe stato l’ideale per Milan (con Kakà e Gilardino, un trio perfetto) e Inter (ma Moratti preferisce Recoba), un po’ meno per la Juve che ha troppi galli nel pollaio. Dopo gli europei, per come Antonio ha giocato e per quello che ha fatto vedere, il contratto gli andava rinnovato a qualsiasi cifra. A 22 anni era il migliore in circolazione. Le nostre società spendono fior di milioni per brocchi emeriti, possibile che non avessero i soldi per prenderlo?».
Campione sì, ma anche pessimo carattere e lei lo sa bene.
«E chi l’ha detto? Bisogna saperlo prendere. Io l’avevo al Bari da ragazzino e con me stava al suo posto, ha carattere e le cose le dice sul muso. Ogni tanto si deve bastonarlo, ogni tanto si deve prenderlo da parte. Anche con Capello, che voleva portarselo a Torino, c’era feeling. Non ci credo che sia impossibile domarlo. È il secondo calciatore italiano che finisce nel Real, il sogno di tutti: dice niente questo ai nostri soloni calcistici? E troverà gente che parla la sua stessa lingua, non il barese, ma quella tecnica dei campioni. Starà zitto per un po’, poi qualche bel sassolino se lo toglierà».
Come farà a convivere con le prime donne del Real?
«Uno con la sua classe, più giocatori di classe ha intorno, meglio si trova. In Italia siamo famosi a distruggere chi ha fantasia: pensiamo a come abbiamo trattato Rivera, Corso, Mancini, Roberto Baggio. Per esaltare invece chi corre tanto o chi tira forte».
Come sono rimasti i rapporti tra lei, considerato il padre putativo e Cassano?
«Come padre e figlio. Mi ha chiamato un mese fa per mettermi al corrente della trattativa e per chiedermi un consiglio. Gli ho detto: vai, figlio mio, vacci di corsa, vattene subito dall’Italia e da questi ingrati, Roma in particolare, che ti rimpiangeranno. Lo avevo consigliato già due anni fa di andare all’estero, qui non lo capiscono. E mi ha chiamato anche ieri per salutarmi e dirmi grazie. Ora ha una chance che pochi altri hanno avuto. Arriva al Real nel momento giusto, con tanti mostri sacri che sono agli sgoccioli. Non mi stupirei affatto se tra poco tempo dovesse diventare l’idolo del Bernabeu».
Lippi lo terrà in considerazione per il mondiale?
«Antonio vuole andare in Germania con la nazionale e ne vedremo delle belle. Se gioca nel Real, non vedo perché non chiamarlo. Lippi poi non aspetta altro, diciamolo chiaramente. D’altronde Cassano è un campione che c’è quando deve esserci, non come tanti che fanno quattro gol alle piccole squadre e nelle partite decisive spariscono».
Ogni riferimento a Vieri è puramente casuale, vero?
«No, è puramente voluto. Ma senza malanimo, il tempo passa per tutti, anche per Vieri, è la legge della vita».
Insomma, non le piange il cuore nel vedere Cassano andare via?
«Mi fa rabbia, ma almeno ora la Roma potrà risolvere i suoi problemi, visto che prima tutte le colpe ricadevano su Cassano. E poi anche il rapporto con Totti si era logorato. Però, svenderlo così per 5 milioni, come un ferro vecchio o quasi, non so se ridere o piangere».