La fascia tricolore ai cortei finisce sotto accusa

Accanto ai sit-in degli studenti e alle discussioni in Parlamento, la questione scuola giunge anche sui tavoli delle amministrazioni locali e accende il dibattito. Non accennano infatti ad arrestarsi le polemiche sulla partecipazione del vicesindaco del Comune di Savona Paolo Caviglia - con indosso la fascia tricolore - alla manifestazione del 30 ottobre contro la riforma Gelmini. E nel corso del consiglio comunale di ieri pomeriggio sono volate accuse e si sono alzate voci su una scelta, quella di indossare la fascia istituzionale nel corteo di protesta, ritenuta "di pessimo gusto e illegale»
«Nessuno vuole privare il vicesindaco della libertà di manifestare il suo pensiero - chiarisce Renato Giusto, consigliere del gruppo misto e firmatario dell'interpellanza - e nessuno avrebbe avuto alcunché da obiettare se la partecipazione fosse avvenuta da privato cittadino. Ma la fascia tricolore è una cosa seria, deve rappresentare un momento di estrema ufficialità e dovrebbe avere quanto meno un'investitura dalla giunta o dal consiglio». La decisione da parte di Caviglia di sfilare nel corteo di studenti in veste istituzionale aveva da subito fatto notizia, suscitando aspre critiche anche da parte dei «colleghi» consiglieri in Provincia. «Se guardiamo poi ai toni volgari della manifestazione in sé - aggiunge Giusto - la presa di posizione dell'amministrazione appare ancora più penosa: come si può partecipare come istituzione a una manifestazione dal così basso profilo culturale, in cui gli slogan più eleganti inventati dagli studenti chiedono prestazioni sessuali orali al ministro Gelmini?».
L'invettiva di Giusto raccoglie i consensi di tutto il centrodestra che solidarizza con un applauso, ma scatena i commenti della maggioranza, che invece ringrazia gli assessori e il Vicesindaco per la partecipazione al corteo. «Ho indossato quella fascia - spiega Caviglia - solamente perché il sindaco Berruti me ne ha data facoltà e questo è sufficiente, non sono certo necessari atti o delibere specifiche». Ma poi di fronte all'atto di protesta del consigliere Alessandro Parino (An), che si alza e si mette faccia al muro, il vicesindaco sbotta e dà le patenti agli avversari politici: «Sono abituato al confronto a differenza vostra e non sono un voltagabbana come chi ha presentato l'interpellanza». Accuse rispedite al mittente dal consigliere Giusto, che si dichiara «violentemente insoddisfatto» dalla risposta ricevuta.