Fascicolo del fabbricato Imbarazzo in Comune per il rinvio a settembre

Laura Gigliotti

Da un po’ nelle assemblee di condominio non si sente più parlare con insistenza del «fascicolo del fabbricato». In realtà, non è sparito. Esiste ancora l’obbligo di istituirlo. Che fine ha fatto, però, la si apprende solo da una nota del Dipartimento IX Politiche di attuazione degli strumenti urbanistici del Comune di Roma, relativa alle nuove scadenze, uscita in piena estate, con cui il termine di scadenza per l’istituzione del fascicolo del fabbricato per gli edifici costruiti anteriormente al 1939 - che era fissato al 31 marzo 2005 - slitta alla fine di settembre; mentre per gli edifici costruiti dal ’40 in poi il termine è quello del 31 marzo 2007. Una boccata d’ossigeno per coloro e sono tanti che in base alle norme vigenti avrebbero dovuto provvedere alle verifiche. La nota informa anche sulle modalità di consegna da parte del tecnico incaricato (su supporto informatico allo sportello del Dipartimento IX presso via della Civiltà 10, il lunedì e il giovedì dalle 9 alle 12,30), sulle agevolazioni fiscali per i proprietari e sul comportamento da tenere in caso di edifici in costruzione o di modifiche a quelli esistenti. La storia del fascicolo del fabbricato, che si trascina con fasi alterne dal ’99 si arricchisce così di un altro capitolo nell’indifferenza generale. Il fascicolo nasce dalla sacrosanta domanda di sicurezza che segue il crollo del palazzo di via di Vigna Jacobini. Non a caso, a battere tutti sul tempo è il Comune di Roma che quell’anno approva una delibera prima ancora che venga varata la legge regionale, la numero 31 del 2002. Ma rimane lettera morta, priva com’è del relativo regolamento di attuazione e anche per un’impugnativa al Consiglio di Stato, fino alla delibera del 2004 e alla nota di questa estate che sposta il termine a settembre. Col nome di «registro storico-tecnico-urbanistico» qualcosa di simile è stato istituito nel 2002 anche dalla Regione Campania. Che sia una patata bollente il famigerato fascicolo del fabbricato, caldeggiato ovviamente dalle associazioni dei tecnici incaricati di redigerlo, devono averlo capito subito in Campidoglio tanto è vero che pur prendendo decisioni molto rigorose nei confronti di chi costruisce abusivamente, si cerca di allontanare nel tempo, senza rumore, l’attuazione del fascicolo. Il fatto è che sono in molti a metterne in dubbio la validità come strumento di effettiva garanzia per il cittadino. Soprattutto perché controlli generalizzati e indiscriminati, senza quegli approfondimenti che richiede l’accertamento della sicurezza di un immobile, finirebbero per risolversi in una mera formalità burocratica, in «cosmesi facciale». Imporre un «patentino» a tutti indistintamente sarebbe pura demagogia. Qualche tempo fa in un documento firmato dai rispettivi presidenti di Confagricoltura, Confcommercio e Confedilizia, Augusto Bocchini, Sergio Billè e Corrado Sforza Fogliani, si proponevano «controlli preventivi, accurati e profondi» per gli edifici nuovi al momento della costruzione, affidando ai Comuni la competenza di definire le aree o gli immobili a rischio, intervenendo di conseguenza su questi con «accertamenti seri, fondati su prove tecniche altamente avanzate che investano sia le strutture, sia il suolo, sia il sottosuolo, condotti da tecnici specializzati appartenenti alla pubblica amministrazione», come richiesto espressamente dal Cnel. Anche perché un palazzo può essere in pericolo anche per motivi del tutto estranei alla responsabilità dei suoi abitanti. Si pensi ai tanti scavi lungo le strade che interessano la rete dei servizi, dal gas alla luce, all’acqua, alle fogne e alle linee di trasporto e ai rischi che corrono i palazzi vicini.