Il fascino antico ideale per famiglie

Felicità, una parola, otto lettere e 7000 milioni di definizioni, una per ogni persona del pianeta. Il livello di gioia di ogni essere umano viene determinato da un'infinità di aspetti e di esperienze a volte completamente diversi tra di loro. Nel mio vocabolario la parola felicità è sinonimo di viaggio. Adoro conoscere nuovi posti e nuove culture per cercare di carpirne il loro segreto di felicità e scoprire che quello che porta più allegria sono alcuni degli aspetti più semplici della vita: le relazioni, la piena coscienza del presente, la gratitudine e la diversità. Come per esempio succede in Mongolia durante il Tsagaan Sar, una festa in cui si onorano e si rispettano, attraverso una serie di rituali che possono durare da una settimana a un mese, i membri più anziani della famiglia e della comunità, con lo scopo di capire chi sei e da dove vieni.
Oppure praticare una meditazione Zazen in Giappone per portare la nostra mente a vivere il momento, senza sprecare troppe energie, come spesso facciamo, concentrati sul passato o sul futuro. O anche la felicità per gli abitanti di Barbados, cioè ballare per le strade durante la Fiesta de la Cosecha per apprezzare il frutto del lavoro. Si parla molto della cerimonia del thè giapponese, ma quanti conoscono quella etiope del caffè che ci ricorda che dobbiamo annusarne i grani e assaporare il tempo che passiamo insieme ? O quella dell'Hygge in Danimarca che invita a spegnere il computer e cambiare gli amici virtuali per quelli reali e invitarli a prendere un bicchiere di vino e parlare.
Insomma: quando si torna a casa da viaggi così qualcosa della tua vita è cambiato, perché la felicità arriva nei momenti in cui ti rendi conto della fortuna che hai di essere in quei luoghi in quel momento. E di quanto è meraviglioso il mondo.